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Contro il delirio del politicamente corretto l'osservatorio sul razzismo degli antirazzisti

Oggi ci troviamo di fronte a un'ondata identitaria senza precedenti nel mondo dell'università e della ricerca.

Contro il delirio del politicamente corretto l'osservatorio sul razzismo degli antirazzisti

«Oggi ci troviamo di fronte a un'ondata identitaria senza precedenti nel mondo dell'università e della ricerca. Un movimento militante vuole imporre in questo mondo una critica radicale delle società democratiche, in nome di un decolonialismo' e di una intersezionalità' attraverso i quali crede di combattere le diseguaglianze, assegnando a ogni persona delle identità di razza' e di religione, di sesso e di genere'. Queste società, assimilate all'Occidente' senza alcun approccio geografico e storico rigoroso, sono condannate come coloniali e patriarcali e come luoghi in cui imperversa un razzismo sistemico', con discorsi che confondono la scienza e la propaganda. Questo movimento ideologico sta portando avanti un'occupazione metodica dei posti di prestigio del sapere, fatto che gli ha permesso di uscire dalla marginalità, nonostante l'estremismo, l'intolleranza e lo spirito di vendetta che lo caratterizzano.

Inizia così l'appello contro l'incursione della cancel culture negli atenei francesi firmato da settantasei professori universitari e pubblicato ieri sul settimanale Le Point. Un appello nato dalla volontà di arginare, prima che sia troppo tardi, la dinamica decoloniale e indigenista che sta travolgendo non solo le università storicamente ancorate all'estrema sinistra, come l'Université Paris 8 Vincennes-Saint-Denis, dove insegnavano Deleuze e Foucault, ma anche i templi della tradizione e dell'élite, come la Sorbona e Sciences Po. «Gli ideologi attualmente in azione vogliono decostruire' l'insieme dei saperi (). Ogni forma di sapere è ridotta esclusivamente a delle questioni di potere, e le scienze sono sistematicamente denunciate a causa delle dominazioni di razza, di cultura e di genere che starebbero alla base di esse. Militantismo e decostruzione' si uniscono così per limitare l'esercizio della razionalità critica e il dibattito scientifico argomentato», scrivono i settantasei firmatari, stanchi della pletora di derive dell'attivismo antirazzista. Gli episodi di censura e intimidazione, con protagonisti collettivi di persone che vengono dalle minoranze etniche, si sono moltiplicati negli ultimi due anni. Nel marzo del 2019, un gruppo di militanti della Liga di difesa nera africana, con l'appoggio delle associazioni studentesche gosciste, ha bloccato alla Sorbona la rappresentazione della pièce Le Supplici di Eschilo, messa in scena dal celebre ellenista e uomo di teatro Philippe Brunet. Il motivo? «È una pièce razzista», hanno gridato i contestatori, perché le maschere indossate dalle attrici per interpretare le Danaidi provenienti dall'Egitto erano nere. Non paghi di aver dimostrato di non conoscere la tradizione del teatro greco antico, hanno chiesto le scuse alle università e una conferenza di rieducazione sulla storia del «blackface».

Purtroppo questi attivisti rompono con la tradizione universalista della Francia. Queste associazioni diventano parte dell'ordine morale e adottano comportamenti fascisti», commentò Brunet, sconvolto dall'assalto censorio. A Sciences Po, la fornace dell'establishment francese, la situazione è ancor più nefasta, come rivelato lunedì da un'inchiesta del Figaro. Gruppuscoli che rivendicano di appartenere alla galassia indigenista, come Beingblackatsciencespo, seminano il terrore contro tutti coloro che non si allineano alla critica dei «privilegi dei bianchi» e fanno pressione sui professori affinché rendano obbligatori dei corsi sull'«intersezionalità razziale» e sul «pensiero decoloniale». Obiettivo? Permettere ai giovani non razzizzati', ossia ai bianchi, «di rendersi conto del loro atteggiamento razzista».

«Ufficialmente, i militanti decoloniali e intersezionali, impregnati di ideologia di estrema sinistra, predicano la tolleranza. Ma creano un mondo senza sfumature e instaurano una cultura del terrore. Quelli che li contraddicono sono considerati come appartenenti alla maggioranza bianca' e trattati come avversari», ha spiegato al Point Noémie Madar, presidente dell'Unione degli studenti ebrei di Francia. E se si dà un'occhiata alle letture consigliate da Sciences Po quest'estate, vengono i brividi: Me and White Supremacy di Layla F. Saad e Why I'm no Longer Talking to White People About Race di Reni Eddo-Lodge. In occasione dell'appello, firmato tra gli altri dal politologo Pierre-André Taguieff, autore de L'imposture décoloniale, i settantasei accademici hanno annunciato la creazione di un Osservatorio del decolonialismo e delle ideologie identitarie, attraverso il quale organizzeranno la controffensiva sul lungo periodo. «Invitiamo tutte le persone di buona volontà del mondo dell'università e della ricerca a contribuire ai lavori dell'Osservatorio, a diffonderli e a utilizzare la sua banca dati, per contestare assieme a noi il carattere ridicolo di questi discorsi dogmatici (). Per resistere con fermezza alle intimidazioni ideologiche che alimentano l'oscurantismo, difendiamo il pluralismo e il gusto della discussione su basi razionali».

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