Coronavirus, chi sono i nuovi contagiati: “Più giovani e meno gravi”

I nuovi positivi hanno un’età media di circa 55 anni e hanno contratto il virus in ambito familiare. Galli: “Non sono pessimista, ma resto perplesso rispetto ad atteggiamenti troppo liberali”

Coronavirus, chi sono i nuovi contagiati: “Più giovani e meno gravi”

Il coronavirus continua a fare paura, anche se l’andamento epidemico, nel nostro Paese, è in continua discesa. La Lombardia desta ancora qualche preoccupazione. Secondo quanto sottolineato dal Corriere, non si tratterebbe di nuove infezioni, ma piuttosto di nuove diagnosi. I nuovi contagi sarebbero rarissimi, secondo le segnalazioni pervenute.

Meno ricoveri per coronavirus e meno preoccupanti

“Al San Martino di Genova non arrivano praticamente più casi freschi da dieci giorni. Abbiamo avuto un cluster in una Rsa dove abbiamo ricoverato cinque nonnine che sono già tutte uscite. Una sola aveva un quadro più impegnativo, ma niente a che vedere con quello che c’era a marzo. Ci sono tanti soggetti che definiamo grigi, arrivano con sintomi respiratori e rimangono per un paio di giorni. Le posso dire che su una trentina di soggetti, negli ultimi 15 giorni neanche uno era Covid” ha spiegato Matteo Bassetti, primario della clinica Malattie infettive. E Milano non si differenzia molto da Genova. Anche qui, Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano, ha precisato che dallo scorso 16 aprile non viene ricoverato nessuno in Terapia intensiva. Gli fa eco Sergio Harari, pneumologo all’Ospedale San Giuseppe MultiMedica, che ha reso noto che nelle ultime due settimane non vi sono stati ricoveri per Covid.

L’Istituto superiore di Sanità si sta occupando settimanalmente del monitoraggio completo. Dagli ultimi report, Patrizio Pezzotti, epidemiologo esperto di Modelli matematici e Biostatistica, ha notato una diminuzione dell’età media dei contagiati, che si aggira adesso attorno ai 55 anni, rispetto ai 60 di qualche settimana fa. Dato che vi sono meno infezioni, è aumentata la capacità del sistema di fare diagnosi su soggetti meno sintomatici. “Nella settimana all’inizio di giugno circa il 5% dei casi sono venuti dalle Rsa, il 3% dagli operatori sanitari, il 10% dai test sierologici positivi e l’82% sono civili, categoria generica che esclude le altre. Nessuno può dire dove si sono contagiati i nuovi infetti. In gran parte, però, dovrebbero essere contagi di origine famigliare contratti, finora, durante il lockdown” ha precisato l’Ats di Milano, sotto la direzione di Vittorio Demicheli.

Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, ha spiegato che si tratta di infezioni vecchie e che i nuovi positivi sono sì più giovani, ma meno gravi. Si registra ancora qualche polmonite in pazienti avanti con gli anni. In media comunque non vi sarebbero casi gravi, né ricoveri ospedalieri importanti. Zangrillo ha infatti fatto sapere che nelle ultime due settimane vi sono stati solo cinque ricoveri a livello precauzionale. Insomma, le persone che vengono ricoverate sono poche e solitamente non destano particolari preoccupazioni. Secondo Harari può essere avvenuto qualcosa nel virus, una mutazione non identificata o qualcosa nella sua carica virale. Della stessa idea Bassetti che ha spiegato anche che è ormai un mese e mezzo che non si vedono più i quadri devastanti che erano presenti durante la prima fase.

Focolai familiari

Di parere opposto Pezzotti dell’Iss che non crede in un cambiamento del virus, affermando che si tratta di “un quadro con meno sotto diagnosi. Per la maggiore capacità diagnostica di identificare casi lievi, la proporzione dei casi gravi è diminuita, ma non perché sia cambiata la malattia”. Ha inoltre aggiunto che in Lombardia ci sono più focolai familiari rispetto alle altre regioni, anche perché vengono identificati e tamponati tutti i membri del nucleo familiare. Ancora qualche focolaio all’interno delle Rsa. Per quanto riguarda i casi tra gli operatori sanitari, non si tratterebbe di un aumento delle infezioni ma piuttosto di un maggior controllo.

Non vi sono al momento evidenze in seguito alle riaperture. Ma è presto per cantare vittoria. “Se ci fossero focolai tra i giovani, sarebbero casi asintomatici e se infettassero i loro cari lo sapremmo tra 2-3 settimane. Al momento da ambiti lavorativi non abbiamo casi: sono convinto che le aziende stiano rispettando le regole, c’è più rilassatezza di comportamenti nel tempo libero” ha concluso Pezzotti. Secondo Galli del Sacco la malattia non è finita, ma siamo solo alla prima ondata. Si è detto invece felice dei risultati Zangrillo, convinto che le misure di contenimento adottate stiano funzionando e che a breve ci potremo dimenticare del coronavirus. Secondo gli esperti dell’Iss, se giugno continuerà in questo modo, questa estate potremo essere più tranquilli.

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