Coronavirus, l'appello degli infermieri: "Non c'è più tempo"

Gli infermieri impegnati nella lotta al coronavirus lanciano un appello sui social: "Abbiamo bisogno di mascherine, di ospedali e personale qualificato"

Hanno il volto segnato da solchi profondi, gli occhi arrossati e le mani strinate in superficie. Sono gli infermieri che, in queste settimane in cui il tempo sembra sospeso, stanno tentando di strappare alla furia del coronavirus le vite di noi tutti. Sì, perché in questo vorticoso inferno, dove l'aria brucia più di una terra in fiamme, ci siamo dentro un po'tutti. E a loro, comuni mortali costretti ad imprese eroiche contro un nemico invisibile, spetta l'arduo compito di salvarci la pelle. Sono soli, stremati e lontani dalle famiglie ma non mollano di un centimetro.

Elena, Maria Cristina, Marco e chissà chi altri. Li abbiamo visti correre da una corsia all'altra, crollare sulla tastiera del pc al termine di un turno estenuante, bardati in tute bianche che contengono il respiro ma non la stanchezza. Qualcuno tiene un diario di bordo in cui racconta la solitudine nel reparto di malattie infettive, qualcun altro il dolore straziante della terapia intensiva. Ma a quanto pare, neanche un bollettino di guerra in costante aggiornamento riesce a sedare l'animo inquieto di chi preferisce sfuggire ad una tranquilla quarantena piuttosto che preservare l'incolumità altrui. "Restate a casa", è l'appello diffuso sui social da centinaia di infermieri, medici e operatori sanitari impegnati al fronte Covid-19. Un appello che quest'oggi si rinnova assumendo un tono nettamente più drammatico: "Non c'è più tempo", gridano in silenzio.

"Non c'è più tempo, non abbiamo più posti letto dove ricoverare le persone - racconta un video diffuso dalla Federazione Italiana Infermieri (FNOPI) - Siamo costretti a riutilizzare i dispositivi di protezione individuale perché scarseggiano e, in molte realtà, quellii disponibili non sono idonei. Siamo in pericolo costante, sappiamo di rischiare ogni giorno il contagio oltre a vivere la paura costante di portare il virus nelle nostre case. Non c'è neanche più il tempo per piangere, se non al termine di lunghi turni massacranti. Vediamo la morte che non ha la dignità di essere celebrata, persone lontane dai loro affetti. Siamo provati, siamo pochi, sull'ospedale e sul territorio. Andiamo nelle case delle persone come soldati al fronte, senza protezioni in un territorio che non riesce ad accogliere l'enorme richiesta di cura. Siamo soli. Se non freniamo questa valanga pagheremo il più grande tributo: il fallimento dell'intero sistema sanitario e di ogni cosa per la quale ha senso vivere. Abbiamo bisogno di ospedali, di personale. Ne abbiamo bisogno subito, ora, non domani. Abbiamo bisogno di professionisti qualificati non gettati al fronte come pedine. Abbiamo bisogno anche di voi, cari cittadini. Ogni uscita apre le porte al virus. Non possiamo più permettercelo. Non c'è più tempo".

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