Coronavirus, l'infettivologo Galli: "Chiudiamo i locali anche nelle regioni meno coinvolte"

Il primario dell’ospedale Sacco di Milano spiega che i giovani "rischiano di avere la responsabilità di portare a nonni e genitori un cliente assai più dannoso che per loro”

Occorre chiudere tutti i locali anche nelle regioni meno coinvolte dal coronavirus. Altrimenti i giovani rischiano di contagiare gli anziani. Il concetto viene espresso da Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano.

Il medico invita gli anziani ad avere meno contatti possibili con altre persone in quanto chi ha un’età avanzata, rischia molto se viene infettato. Poi avanza una critica agli adolescenti, i quali “si considerano immortali” ma in questo modo “rischiano di avere la responsabilità di portare a nonni e genitori un cliente assai più dannoso che per loro”.

L'infettivologo torna sull’emergenza sanitaria e spiega che uno degli obiettivi è quello di permettere un contatto costante con la medicina territoriale per chi viene mandato in quarantena a domicilio, e proprio per questo secondo Galli bisognerebbe avviare dei progetti di telemedicina. “Sfruttiamo al massimo le tecnologie disponibili per seguire a domicilio le persone - precisa il primario -. In questo momento fatichiamo tanto a ricoverare, dobbiamo lasciare a casa chi non ha bisogno dell’ospedale”.

Sull’evoluzione futura dell’epidemia, Galli non si sbilancia. In un'intervista a Repubblica, sottolinea che i casi visti finora riguardano persone contagiate in una data precedente al 21 febbraio, quando sono stati fatti i primi esami. “Per capire come si metteranno le cose ci vorrà del tempo - prosegue l'infettivologo -. Ma non ci dobbiamo meravigliare se ci sarà un ulteriore incremento significativo nei prossimi giorni. E noi speriamo di reggere”. Intanto nel giro di breve tempo potrebbero non bastare le misure prese per la quarantena, come evidenzia lo stesso Galli, in quanto tante persone non hanno un’abitazione adatta all’isolamento. Il primario afferma che si potrebbe contattare qualche albergo per eventuali necessità proprio al fine di contenere la diffusione del virus.

Sui blocchi in Lombardia e in 14 province, Galli vorrebbe capire “se questo nuovo atto apre davvero l’area rossa lombarda, quella del Lodigiano, uniformandola al resto della Regione in fatto di restrizioni - continua -. Sarebbe una solennissima corbelleria”. E precisa che in quella zona non sembra siano terminati l’identificazione e l’isolamento di tutti i contatti.

Infine, l'infettivologo esprime un parere sull’assalto alla stazione di Milano da parte di molte persone, che hanno lasciato la Lombardia messa in quarantena dal governo. "È stato un errore di comunicazione. Ci si poteva aspettare questa situazione", conclude il primario, il quale sottolinea però che "prima di rendere noto il decreto bisognava definire come doveva essere gestito l’eventuale allontanamento".

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