"Abbiamo superato pure la Cina"

Il professor Mauro Conti, ordinario dell'Università degli Studi di Padova, analizza i dati sulla propagazione del Coronavirus in Italia e fornisce un andamento delle prossime settimane.

“Tra una settimana se non stiamo in casa il Lazio sarà come la Lombardia”, sono le previsioni di chi di dati ne capisce qualcosa e da quando è partita l’emergenza Coronavirus in Italia li analizza. Li controlla giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, ora dopo ora, li guarda scendere, salire, li confronta con i dati di altri Paesi, con chi il virus lo sta vivendo, con chi, nonostante sia a uno sputo dalla Cina sta migliorando.

E i numeri parlano chiaro, la Corea in recessione, l’Italia schizza in alto. Ieri, 9 marzo 2020, la Corea era a quota 7.313 casi totali con un aumento di 272, l’Italia a 7.375 con un aumento di 1492. Numeri catastrofici che potrebbero peggiorare se gli italiani non si dovessero adeguare alle nuove misure imposte dal Governo. “Tutta l’Italia zona protetta”, ha detto il premier Conte alla Nazione ieri sera.

Ed è per questo che è importante far capire alle persone che non esiste il domani, se non ci comportiamo secondo le regole oggi. Noi del Giornale.it abbiamo parlato con il professor Mauro Conti, l’uomo antivirus del sistema informatico che ora studia i numeri folli del Coronavirus. Ha 41 anni, è professore ordinario di Sicurezza informatica all'Università degli Studi di Padova e a 39 anni era nella lista dei venti professori ordinari più giovani d'Italia. Anche professore affiliato all'Università di Washington, collabora con gli istituti universitari di tutto il mondo e nella città patavina, ha fondato un gruppo di ricerca: Spritz. Security and Privacy Research Group.

“Se non controlliamo il fenomeno – spiega Conti - tra due settimane il Lazio sarà come la Lombardia, del resto il Lazio è a oggi a un totale di 116 casi noti, e la Lombardia invece ne aveva 172 al 24 febbraio. Se continuiamo con questo andamento, non siamo più in grado di gestire la cosa, le persone devono capire che non devono interagire, devono limitare le interazioni di persona, soprattutto a distanze ravvicinate”. Abbiamo appurato come ogni persona contagi tre persone e che l'Italia abbia superato pure la Cina.

“La Cina ha un infetto ogni 17000 abitanti – ci spiega - e l’Italia invece ha 1 infetto ogni 6000 abitanti. Quindi 3 volte tanto. Dai dati disponibili fino ad ora, sembra che il numero di nuovi contagiati da ciascun infetto sia tra le due e le 3.5 persone (in media).

Ok ma perché noi non riusciamo ad arginare la cosa? “In diversi posti del mondo – ci dice - sempre assumendo che i numeri a disposizione siano corretti almeno qualitativamente, il virus è stato messo “sotto controllo”: la curva che rappresenta il numero di persone infette si è “appiattita”, ovvero si è passati da tassi di nuovi infetti pari a 10% al giorno (ovvero con diverse migliaia) a molto meno dell’1% (poco più di 100 nuove persone infette al giorno). Questo è successo in Cina, sia nella provincia dell’Hubei, che in molte altre province. Idem in Giappone dove a 18 giorni dal primo giorno in cui sono stati superati più di 100 infetti, il totale è ancora poco sopra a 500. In Italia avevamo 155 infetti il 23 febbraio, e 14 giorni dopo ne abbiamo 7375”.

Già, perché? “Per cercare di capire come si sarebbe potuta comportare in termini di propagazione l’Italia, o avere almeno un riferimento “sperimentale”, avevo iniziato a confrontare i nostri numeri con quelli della Corea del Sud, un paese con un numero simile di abitanti, forse simile in termini di livello di sanità, ed entrambi avevamo superato i 1000 infetti. In Italia non abbiamo fatto ancora abbastanza per contenerlo”.

Cosa possiamo fare ora? “Allo stato attuale, non mi pare abbiamo numeri per dire che il fenomeno stia rallentando (mi auguro che lo farà molto a breve, spero anche in conseguenza delle misure già prese), ma ad ora i numeri dei contagiati crescono ogni giorno, e non credo ce lo possiamo permettere. Oltre alle misure prese dalle autorità, è indispensabile che ciascuno di noi sia responsabile facendo molta attenzione alle azioni di ogni giorno per evitare la propagazione del virus. Di sicuro il covid non si sposta in treno da solo, e non viaggia da solo tanto oltre più di un metro o due da una persona infetta…se limitiamo al massimo le nostre interazioni da vicino, potremmo rallentare di molto la sua propagazione”.

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