"Diffusione al Nord a causa dello smog". Ma lo studio viene smentito

Secondo gruppo di ricercatori, a un picco di inquinamento, è corrisposto un aumento dei contagi. Ma l'assessore Cattaneo smentisce. "L'associazione non è affatto dimostrata"

Esiste una correlazione tra l’inquinamento e la diffusione del Coronavirus che "corre" in Pianura Padana più velocemente che altrove? Forse.

È quanto sostiene uno studio realizzato da due professori di chimica industriale dell’Università di Bologna, Leonardo Setti e Fabrizio Passarini, insieme ad alcuni colleghi delle Università di Bari, Trieste e Milano ed ai ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima).

Come riportato da Repubblica, la ricerca, durata circa tre settimane, è stata pubblicata sul sito della Sima ed è aperta ai contributi degli scienziati di tutto il mondo, che si stanno mobilitando.

I dati

"Tutto nasce da una correlazione già emersa in Cina - spiega il professor Setti - tra lo smog e la diffusione del virus. Insieme ad altri colleghi abbiamo recuperato i dati delle diverse centraline regionali registrati tra il 10 e il 29 febbraio, li abbiamo messi in relazione al numero di casi aggiornati al 3 marzo (considerando un periodo di due settimane di incubazione, ndr) ed abbiamo riscontrato una correlazione tra la virulenza della pandemia e i livelli di inquinamento". In pratica, il virus si "attaccherebbe" allo smog che fungerebbe da "autostrada" per viaggiare più veloce e andare più lontano.

Differenze Milano-Roma

"Gennaio e febbraio sono stati caratterizzati da una forte siccità e da picchi di Pm10 proprio nella zona più esposta al contagio, quella parte della Pianura Padana che va da Modena fino a Torino - spiega Setti - a Roma, in quello stesso periodo, abbiamo registrato una media di 0,4 sforamenti a centralina dei limiti di Pm10, mentre Milano ne ha avuti anche 8. Questo potrebbe spiegare perché a Roma, dove in quegli stessi giorni erano già presenti i primi contagi, il virus non è cresciuto così velocemente".

Similitudini con altre malattie

D’altra parte, una correlazione con l’inquinamento si è già vista in passato con altri virus, dall’ebola all’aviaria. "Molti elementi che ci dicono che questa correlazione è probabile". Ad un picco di inquinamento, dicono i ricercatori, corrisponde un picco nei contagi da Coronavirus due settimane dopo. È come se il virus spingesse sull’acceleratore in presenza di picchi di smog.

Cattaneo smentisce

Controcorrente, l'assessore all'Ambiente e Clima della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, che, durante l'approfondimento quotidiano sull'emergenza Coronavirus, ha smentito la ricerca citando una comunicazione della Ias, la Società Italiana di Aerosol. "Nei giorni scorsi è circolata la notizia che le aree con una maggiore presenza di polveri sottili nell'aria erano le aree più esposte, perchè secondo l'indagine di alcuni ricercatori il Pm10 è un elemento di diffusione del Covid-19", ha spiegato Cattaneo.

150 tra ricercatori ed esperti di varie università italiane facenti parte della Ias "hanno voluto fare una comunicazione per dire che non è affatto dimostrata l'associazione tra inquinamento da Pm10 e diffusione del Covid-19 - ha continuato l'assessore - Non ci sono ancora dati sufficientemente chiari, quindi qualunque induzione che dice il contrario è eccessiva".

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