Il mistero dell'infiammazione: perché si attiva in modo eccessivo?

L'infiammazione è il segno che il sistema immunitario dei pazienti infetti sta combattendo contro il coronavirus. In alcuni casi questa può provocare gravi conseguenze

In Italia i soggetti contagiati dal nuovo coronavirus superano le 50mila unità ma ognuno di loro è stato colpito in modo diverso e ha quindi una propria storia clinica.

Il panorama è molto vario: non tutti sono finiti in terapia intensiva, una minima parte di loro è deceduta e molti hanno avuto a che fare con sintomi più o meni lievi ma comunque guaribili. È difficile spiegare con esattezza il motivo per cui qualcuno se la cavi con quella che assomiglia molto a una forte influenza e altri devono lottare per settimane tra la vita e la morte.

Di certo, scrive Repubblica, l’infiammazione è il segno che il sistema immunitario dei pazienti infetti sta combattendo contro il coronavirus. Dopo 4-5 giorni dal contagio, mediamente, si formano i primi anticorpi quindi iniziano i primi sintomi. Quando si presenta la febbre significa che la battaglia contro il Covid-19 è entrata nel vivo.

Il processo appena descritto è molto utile ma, per ragioni ancora incomprensibili e da chiarire, talvolta accade che il nuovo coronavirus si attivi in modo molto eccessivo. Quando l’agente esterno attraversa le vie aeree superiori dalle quali era entrato e finisce all’interno dei polmoni, può succedere davvero di tutto. In altre parole, nel polmone, lo scontro troppo intenso tra i germi e il sistema immunitario dell’organismo del paziente infetto crea un essaudato che si riserva negli alveoli.

Cosa succede all’interno dei polmoni

Quando si verifica una situazione del genere, il polmone non riesce a entrare in contatto con l’ossigeno per colpa del liquido che si forma. A questo punto, lo stesso ossigeno non riesce a passare nei vasi sanguigni e il soggetto contagiato ha la sensazione di soffocare.

Oltre a intubare i casi più gravi, i medici provvedono ad arginare la violenza della battaglia interna all’organismo del malato e a ridurre la quantità di essaudato. In che modo? Si stanno provando vari farmaci della categoria degli antinfiammatori. Il più sperimentato, ma non certo il solo, è quello solitamente utilizzato contro l’artrite reumatoide.

In ogni caso la sensazione è che arginare, o comunque limitare, l’infiammazione mentre il sistema immunitario dell’infetto sta combattendo contro il nuovo coronavirus possa essere controproducente. Per saperne di più dovremmo attendere in trial clinici in partenza in Italia.

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