Coronavirus, rabbia operai per fabbriche aperte: "Noi carne da macello"

Sindacati e lavoratori in protesta per la decisione del governo di non chiudere gli stabilimenti produttivi. L'appello della Fiom al governo

Coronavirus, rabbia operai per fabbriche aperte: "Noi carne da macello"

All’indomani del decreto "Italia protetta" del governo contro il coronavirus, che di fatto chiude – seppur a metà il Paese, esplode la rabbia delle fabbriche. Già, perché la decisione dell’esecutivo giallorosso di costringere alla serrata diverse tipologie di negozi e di attività commerciali, lasciando invece aperti gli stabilimenti produttivi non è stata ben accolta dai diretti interessati.

Operai e sindacati, infatti, sono sul piede di guerra e sono numerosi gli allarmi e gli scioperi che si registrano in tutto il Nord Italia: oltre alla provincia di Mantova e di Brescia, anche in Piemonte – e in altre regioni dello Stivale, come Umbria e Lazio – si registrano manifestazioni di protesta per chiedere che all’interno delle fabbriche vengano garantiti ai lavoratori gli adeguati livelli di sicurezza e anti contagio da Covid-19.

Scioperi ritenuti "irresponsabili" dagli industriali. "Abbiamo raggiunto un accordo con la regione: le aziende che possono chiudere chiudono subito, quelle che non possono chiudere devono limitare la produzione mettendo però in sicurezza i propri lavoratori", ha assicurato il presindente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, "Ci siamo dati anche un codice di autoregolamentazione in linea con le prescrizioni sanitarie più ferree e ci siamo dati la regola che se le aziende non sono in grado di garantire queste prescrizioni non possono produrre".

E anche il capo della Protezione Civili, Angelo Borrelli, ha ricordato che "sulla chiusura delle fabbriche lo stesso comitato tecnico scientifico si è pronunciato sulla necessità delle mascherine". "Mi auguro che quanto prima ci possa essere un provvedimento del ministero della Salute, ha aggiunto, "Non c'è bisogno della mascherina se si mantiene la distanza di un metro".

Sul tema è intervenuto anche il garante per gli scioperi, che ha invitato aziende e amministrazioni erogatrici di servizi pubblici "ad osservare scrupolosamente quanto previsto dai richiamati provvedimenti governativi, dal momento che eventuali blocchi totali dei servizi (ad esempio trasporto pubblico), non in linea con detti provvedimenti, possono comportare l'aggravamento dell'attuale situazione emergenziale, oltreché essere oggetto di valutazione di questa Autorità".

Ma i sindacati sembrano determinati ad andare avanti nella loro protesta. Francesca Re David, segretaria generale della Fiom, attacca durante il governo Conte definendo "inaccettabile" l’assenza nel nuovo decreto ministeriale "misure e iniziative volte alla protezione dei lavoratori che stanno garantendo la tenuta economica del Paese in una condizione di grave emergenza". La sindacalista, dunque, chiede "al governo la convocazione urgente di un confronto per affrontare la situazione di emergenza dei lavoratori metalmeccanici", e invita stituzioni a "mobilitarsi da subito per iniziative tese a verificare che ai lavoratori siano garantite dalle imprese le condizioni di salute e sicurezza anche attraverso fermate per una riduzione programmata delle produzioni".

In provincia di Brescia, è il segretario locale della Cgil a fare da megafono alle preoccupazioni e alle istanze degli operai, che hanno incrociato le braccia nel al grido di "non siamo carne da macello". Francesco Bertoli, come registrato da La Repubblica, ha fatto sapere che il sindacato "sta discutendo con le aziende per capire come affrontare questa situazione. Registriamo scioperi in quattro o cinque realtà. Ci sono aziende anche grandi che si sono fermate, mentre altre che per motivi di commesse legate a penali, sono in difficoltà e non possono sospendere la produzione. Il nostro obiettivo è quello di riuscire ad ottenere quantomeno delle riduzioni di orario per garantire la sicurezza agli operai".

Cgil, Cisl e Uil Lombardia hanno scritto al Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e ai componenti del Tavolo di Segreteria del Patto per lo sviluppo chiedendo la convocazione urgente del Tavolo per dare attuazione a quanto previsto dal Decreto sul contenimento del coronavirus nei luoghi di lavoro. La triade sferza e pretende "un accordo tra le organizzazioni datoriali e sindacali che definisca le modalità di attuazione delle misure previste sulla sospensione immediata delle attività nelle aziende che non sono in grado di realizzare misure di sicurezza e, primariamente, l'identificazione delle aziende che, per la loro attività e produzione di beni e servizi, sono da considerarsi indispensabili nella attuale situazione di grave e crescente emergenza sanitaria e, come tali, da non sospendere".