Pure Susanna Tamaro non risparmia Conte: ecco il duro attacco

In un lunghissimo articolo pubblicato sul Corriere della sera, Susanna Tamaro dice la sua sulla situazione dell'Italia col coronavirus in un'analisi attenta e lucida che non risparmia nessuno

L'Italia è in Paese allo stremo che, mentre cercava di rialzarsi, è stato colpito di nuovo con violenza alle gambe dalla seconda ondata epidemica de coronavirus. A tal proposito è intervenuta Susanna Tamaro, che dalle colonne del Corriere della sera ha detto per la prima volta la sua in merito all'attuale situazione del Paese. L'ha fatto a modo suo, con la grazia e la fermezza che da sempre caratterizzano il suo lavoro, analizzando con lucità gli ultimi 8 mesi di follia, paura e smarrimento dell'Italia e degli italiani.

Susanna Tamaro si è tenuta distante dalle polemiche, non ha commentato e non è intervenuta prima, proprio per rispetto alla situazione tragica dell'Italia. Ha parlato oggi, e spiega perché: "Dopo aver sentito il premier Conte proclamare che il futuro dell' epidemia dipenderà unicamente dai nostri comportamenti, ho sentito il bisogno di condividere alcune riflessioni". Prima di qualunque altro suo commento, onde evitare le orde di polemiche, la scrittrice ci tiene a fare una precisazione: "Non sono una negazionista, indosso sempre la mascherina, ho una cartuccera di gel, ho scaricato Immuni sebbene abbia la stessa socialità di un orso polare".

Quando a gennaio il coronavirus sembrava così distante da noi, Susanna Tamaro si trovava in montagna. In tv scorrevano le immagini inquietanti della Cina e lei iniziava a percepire un leggero stato influenzale, con tanto di linfonodi ingrossati. Nulla di preoccupante, era gennaio d'altronde, e nemmeno la scomparsadel gusto l'ha messa in allarme. "Qualche giorno dopo mi ha chiamato un amico medico cinese: sapendo che i polmoni erano il mio punto debole, mi voleva mandare dei farmaci per rinforzare il sistema immunitario. 'Metti la mascherina', mi ha detto, 'è la cosa più importante'. Ma come? Tutti i media non fanno altro che dirci che è inutile, ma lui ha insistito: 'Metti la mascherina'", racconta la scrittrice. Alla luce del suo stato di salute era in possesso di una piccola scorta, ma "quando a metà febbraio ho appreso che avevamo regalato, con moto di partenopea generosità, due tonnellate di materiale sanitario tra cui le introvabili mascherine alla Cina, che le produce, ho avuto un sussulto di stupore".

Susanna Tamaro, infatti, sottolinea come ci sia stata una totale mancanza di lungimiranza, perché "Sarebbe bastata ancora una volta un po' di conoscenza della biologia e della storia umana per rendersi conto che, pur sentendoci onnipotenti grazie alla tecnologia, per la natura siamo sempre e soltanto grossi mammiferi e, come tutte le popolazioni animali, siamo soggetti a periodiche falcidie epidemiche". La scrittrice fa una breve cronistoria e poi inquadra la situazione dell'Italia nel mese di marzo: "Improvvisamente diventiamo un Paese agli arresti domiciliari, la mascherina diventa una questione di vita o di morte, ma le mascherine non si trovano né in farmacia né su Internet, le poche in circolazione sono già state accaparrate in febbraio dai più previdenti".

È a questo punto, però, che l'analisi di Susanna Tamaro entra nel vivo: "Quello che allora non sapevamo era che saremmo sprofondati in un ossessivo e paranoico stato di polizia con relativo incoraggiamento alla delazione, triste caratteristica di tutti i regimi totalitari. Evidentemente chi ci governa pensa a noi italiani come a un popolo di poveri dementi in preda a un collettivo cupio dissolvi il cui unico desiderio era quello di contagiarci a vicenda". Quella di Susanna Tamaro è una fotografia vivida del Paese reale, che ha rispettato le indicazioni del governo, con le eccezioni che confermano la regola. Un Paese per due mesi è stato inchiodato "al telegiornale ad ascoltare i bollettini dei morti, assistendo impotenti e addolorati alle immagini che ci giungevano dagli ospedali sovraccarichi, turbati dal Barnum mediatico che, in una gara di protagonismi e di litigi, ci proponeva ogni sera una diversa interpretazione degli eventi".

Intanto la task force, anzi, le task force, cercavano il modo di risolvere una questione che prima di febbraio l'Italia contemporanea non aveva immaginato di dover affrontare nemmeno nei suoi incubi peggiori. Ma anche sui grandi gruppi di esperti chiamati da Conte, l'analisi di Susanna Tamaro non sbaglia un colpo: "Basta aver partecipato anche solo una volta a una riunione condominiale per sapere che più è alto il numero dei partecipanti più è difficile trovare una soluzione illuminata dalla ragionevolezza". Sorvola sulle decisioni estive, sui banchi con le rotelle e le altre bizzare decisioni. Racconta, però della sua esperienza settembrina a Pordenone per partecipare a un festival letterario, sottoposto a stringenti misure contro il virus. Eppure, attorno al festival, le persone si trovano accalcate per l'aperitivo, senza mascherine e senza precauzioni. Ha fatto un rapido excursus sui mancatui sussidi, sulle casse integrazioni che non sono mai arrivate e sulle contraddizioni delle multe a chi, sebbene con tutte le precauzioni, nel giorno di Pasqua è andato in chiesa per l'eucarestia.

"Ora ci prospettano nuove terroristiche limitazioni. Sono riprese le scuole, i contagi volano e i trasporti sono inadeguati al distanziamento. Non lo sapevate? Non si poteva immaginare la situazione prima? Anche in queste nuove disposizioni sembra totalmente assente il discernimento", prosegue Susanna Tamaro ironizzando sul coprifuoco di mezzanotte. "Sarebbe bello che, invece della ripresa del Barnum mediatico, con la terroristica diffusione di dati giornaliera sulla quale nessuno fa chiarezza e che crea solo confusione e paura nella popolazione, ci venissero dette poche semplici cose, ma quelle giuste, come ha fatto la Merkel", fa notare la scrittrice, sottolineando la comunicazione confusionaria del governo. Una comunicazione allarmista, secondo lei, che non mette mai in evidenza uno dei dati più importanti: "Il virus del Covid non è l'Ebola, la cui mortalità è del 50%, il suo tasso di mortalità si situa tra lo 0,6 e 0,3%. Perché non ripeterlo, invece di fare aleggiare sulle nostre teste nuove ansiogene forme di punizione?".

Susanna Tamaro non nega che l'Italia sia in un momento di grave difficoltà ma "proprio per questo noi vorremmo che le nostre istituzioni fossero colpite dallo stesso benefico virus, quello della serietà". Si chiede perché è stata fatta la scelta di chiudere l'Italia e non effettuare un lockdown selettivo già a marzo, condannando regioni come l'Umbria e la Calabria, con pochi casi, allo stesso destino della Lombardia. "Non possiamo certo permetterci un nuovo lockdown nazionale, le famiglie sono in una condizione di povertà che forse la classe politica non riesce neanche a immaginare", incalza Susanna Tamaro, che per concludere torna almese di febbraio, quando il suo amico medico cinese le inviò le medicine. "L'ho chiamato per ringraziarlo. 'Ma oltre alla mascherina e alle medicine che mi hai dato, cos' altro posso fare per non ammalarmi?'. 'La cosa più importante è non aver paura di ammalarsi. L'ansia e la paura sono le più grandi nemiche della salute perché sono in grado di far crollare il sistema immunitario'", ha concluso la scrittrice.

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Commenti

rosalba cioli

Lun, 26/10/2020 - 13:35

Analisi perfetta, condivisibile al 100% peccato però che chi di dovere, politica e giornalismo non siano in grado di adottare questi semplici e schietti messaggi, articolo da far girare per infondere serenità alla popolazione, in particolare a quei soggetti che nel virus vedono il peggiore dramma della propria vita