Corte Ue, non valida la direttiva sulla conservazione dei dati

Dichiarata non valida la direttiva sulla conservazione dei dati. La commissaria Reding: "La sicurezza non è un super-diritto che prevale sulla legislazione della protezione dei dati"

Corte Ue, non valida la direttiva sulla conservazione dei dati

C'è una direttiva europea che permette ai governi di conservare i dati sulle comunicazioni dei cittadini, per garantire il rispetto delle leggi nel caso di eventuali violazioni. Ora sulla materia interviene la Corte di giustizia dell'Unione europea, dichiarando non valida la procedura. La direttiva infatti, secondo la Corte, è di portata troppo ampia e offre troppe poche tutele al diritto della privacy dei cittadini, creando l'impressione che "le vite private siano oggetto di costante sorveglianza".  Un po' come il film premio Oscar "Le vite degli altri", per intendersi, che mostrava la difficile situazione dei cittadini nella Germania dell'Est, continuamente spiati, anche nei loro affetti più cari, dagli agenti della Stasi. 
 
"La Corte di Giustizia ha conferma che la sicurezza non è un super-diritto che prevale (sulla legislazione) della protezione dei dati". È il messaggio twitter con cui la vicedepresidente della Commissione e responsabile europea per la Giustizia, Viviane Reding, si congratula per la sentenza della Corte di Giustizia che ha invalidato la direttiva sulla conservazione dei dati.
 
L’invalidazione della direttiva europea sulla conservazione dei dati decisa dalla Corte di Giustizia europea "non ha impatto immediato sulla possibilità degli inquirenti di usare i dati telefonici raccolti". Lo spiegano fonti della Commissione
europea, specificando che la Corte ha cancellato la direttiva "come se non fosse mai esistita" ma che le sue norme sono state recepite dalle legislazioni nazionali, che pertanto "restano valide" seppure esposte a possibili ricorsi.
 
 
 
 

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