Cronache

Così Lampedusa vive la minaccia dell'Isis

L'isola di Lampedusa è tra gli obiettivi dell'Isis che dalla Libia minaccia l'Italia. Chi vive lì ha paura: "Per difenderci abbiamo solo due rifugi sotterranei"

Così Lampedusa vive la minaccia dell'Isis

"Abbiamo paura". Lo stato d'animo di Lampedusa dopo le minacce dell'Isis è tutto. in queste parole di Totò Martello, ex sindaco dell'isola dal 1993 al 2002, e adesso presidente del consorzio dei pescatori. "Anche nel 1986 ci dicevano che i missili della Libia non sarebbero mai arrivati qui da noi, poi sappiamo bene cosa è successo". Martello consoce bene la sua isola e racconta come i suoi concittadini vivono questo "deserto dei Tartari lampedusano": "Aspettiamo un nemico che non ha un volto chiaro. Prima sapevamo che spalancando le finestre di casa nostra c'era Gheddafi, adesso non ci sono punti di riferimento e questo non fa che aumentare la paura". "Qui nessuno vuole più uscire in mare, soprattutto tra i pescatori. Nessuno vuole lasciare la famiglia nel terrore che non possa più tornare a casa. Le minacce di ieri con i mitra da parte di alcuni migranti alla Guardia Costiera hanno lasciato il segno", aggiunge Martello a ilGiornale.it.

Poi parla della paura nella vita quotidiana degli isolani: "Ci sentiamo in mezzo ad una guerra pericolosissima. Questo allarme e le minacce che arrivano dai tagliagole dell'Isis sono un campanello d'allarme che cambia le proprie abitudini. I vecchi rifugi della seconda guerra mondiale, ce ne sono due sull'isola, potrebbero tornare utili.Se dovessero attaccarci possiamo trovare rifugio solo nelle gallerie sulla roccia che erano state costruite durante la seconda guerra mondiale". Poi l'appello: "I primi a pagare per questa guerra siamo noi. Siamo troppo vicini alla Libia. Il governo deve prendersi la sua responsabilità e darci una mano. L'emergenza non è solo l'immigrazione, adesso si tratta della vita dei lampedusani, che prima di tutto sono italiani".

Ma la tensione non si respira solo tra i pescatori, ma anche tra ristoratori e albergatori. "Dopo le minacce di certo qualche timore in più lo abbiamo. Ma Lampedusa ha bisogno di turismo e un conflitto non farebbe bene alle casse di chi qui ci vive", afferma chi lavora in uno dei bar del centro. Ma il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, cerca di gettare acqua sul fuoco. "Non credo che i terroristi arrivino sui barconi. Mi sembra un allarme surreale – sostiene – Lo dimostrano gli attentati avvenuti in Francia nei giorni scorsi o negli Usa in passato. Di solito chi li ha compiuti era proprio nato in occidente e non arrivato sui barconi". Ed è preoccupata che si "possa diffondere questa psicosi alla vigilia dell’inizio della stagione turistica".

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