Così sul web nasce la teoria del complotto

L'esperto: "Il pregiudizio di conferma e l'analfabetismo funzionale dietro ai fanatici della controinformazione"

Così sul web nasce la teoria del complotto

Ormai è un classico: non c'è attentato o tragedia che non diventi oggetto delle strambe teorie dei complottisti. Dall'11 settembre fino agli attentati di Parigi passando per l'immigrazine, per loro nulla è reale: tutto è una messinscena organizzata dai poteri forti per indebolirci, toglierci le libertà o fare soldi sulle nostre spalle.

Una vera e propria "tribù" che si confronta sul web e rafforza le proprie teorie nei forum e nei social network, credendo più alle bufale che alle immagini diffuse dai media, più ai cosiddetti siti di controinformazione che a quelli "istituzionali". "Per ogni tipo di narrativa c'è una comunità", spiega Walter Quattrociocchi, dell'Istituto Imt Alti Studi di Lucca, che ha presentato gli ultimi dati sul complottismo online nel convegno sui Big Data, "A cementare le tribù del web è la combinazione di una vastissima quantità di contenuti, molto eterogenei, accettati senza controllo e senza mediazione".

Secondo l'esperto, "a farla da padrone è la tendenza a prendere per buono solo ciò che è affine alle proprie credenze", il cosiddetto "pregiudizio di conferma". A questo si aggiunge un certo gradi di "analfabetismo funzionale", inteso come incapacità di capire un testo, che fa rilanciare più spesso notizie "gradite" senza controllarne la veridicità.

Una tendenza amplificata dai social media, che fanno incontrare più facilmente persone che la pensano nello stesso modo e che permettono di rilanciare le notizie - vere o false che siano - senza pensarci su troppo. Una volta formata la tribù, inoltre, al suo interno ogni membro "piano piano tende a prendere la strada del personaggio e diventa uno stereotipo", osserva Quattrociocchi, sottolineando come sia difficile localizzare queste comunità: "Sondiamo i diversi social media utilizzando algoritmi di riconoscimento dei topic", dice, "Altri algoritmi permettono di calcolare quanto un utente sia coinvolto in una narrativa e altri ancora calcolano quanto le emozioni contino nell'interazione online."

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