"Sequenziato solo l'1% dei ceppi virali". Ecco perché il sistema Italia fa flop

La variante inglese del virus infetta maggiormente anche i bambini al di sotto i 15 anni. "Screening nelle scuole altrimenti portano il virus in casa". L'Italia è anche in grave ritardo nel sequenziamento dei ceppi virali, meno dell'1%

"Sequenziato solo l'1% dei ceppi virali". Ecco perché il sistema Italia fa flop

La nuova variante inglese del Covid-19 potrebbe essere più contagiosa nei bambini rispetto a quanto accaduto finora: più o meno tutti gli Under 15 sono stati, per la maggior parte, risparmiati dal virus sia in termini di gravità della malattia che di contagio. Negli adolescenti, i casi fra prima e seconda ondata sono stati minimi.

Cosa accade ai bambini

Questa volta, però, potrebbe non valere per la variante scoperta in Inghilterra in ottobre e diffusa soltanto pochi giorni fa. C'è stato un "cambiamento generale nella distribuzione del virus verso bambini, sia per la variante che per la non variante", afferma Neil Ferguson, direttore del Centro per l'analisi delle malattie infettive globali del Medical Research Council presso l'Imperial College di Londra in uno studio preliminare pubblicato sul settimanale britannico Bmj.

Per saperne di più, abbiamo intervistato in esclusiva il professor Marco Falcone, ricercatore di Malattie Infettive all'Università di Pisa, in forza all'Unità operativa dell'Aoup e membro del consiglio direttivo della Simit (Società italiana di malatti infettive e tropicali).

Professor Falcone, è vero che la variante inglese è più contagiosa nei bambini?

"Sembrerebbe di sì: il ministero della Salute inglese ha creato una task force contro il Covid, l'equivalente del nostro Cts (Comitato Tecnico Scientifico, ndr), con una serie di membri che sta gestendo l'emergenza. Questi esperti hanno analizzato i dati da ottobre a dicembre valutando l'impatto della nuova variante, dominante nel sud dell'Inghilterra, e si è notato un importante aumento dei casi nei bambini al di sotto dei 15 anni. In generale, l'infettività della nuova variante è maggiore del 70% ed a novembre l'80% delle infezioni inglesi era già costituita da questa nuova mutazione del virus".

Quali sono le evidenze a supporto?

"Sui registri di infezione inglesi si nota la predominanza della nuova variante già a partire da ottobre ma, soprattuto nel mese di novembre, c'è stato un aumento del tasso di infezione nei bambini, la maggior parte dei quali ha l'infezione causata dalla nuova variante. Per il momento si fa uno più uno ma probabilmente ha una maggiore capacità infettiva anche in quella fascia d'età. I dati epidemiologici, lo ricordo, sono ancora un po' grezzi".

Quali sono i rischi a cui vanno incontro i bambini?

"Sebbene ci sia stato un incremento del numero dei casi, al momento non è stato riportato un aumento nel numero dei casi gravi: i bambini hanno, generalmente, un tasso più basso di sviluppare una forma grave della malattia rispetto agli adulti perché il recettore su cui fa leva il virus, il famoso Ace2, è meno espresso".

Qual è la fascia d'età più a rischio?

"In Inghilterra hanno rilasciato i dati di quelli al di sotto dei 15 anni: non sappiamo ancora se è più colpita la fascia tra zero e sei anni, 6-12 anni o tra quelli delle scuole elementari piuttosto che delle medie. Non abbiamo ancora questo tipo di dato così come nessuna indicazione su eventuali ricoveri in ospedale: questo virus sembrerebbe essere più infettivo ma non più virulento e aggressivo".

Cos'è cambiato nel recettore Ace2, porta d'ingresso del virus, che rende più vulnerabili i giovanissimi?

"Non lo sappiamo ancora: l'ipotesi per cui i bambini si infettavano poco era dovuta ad una minore quantità di recettori Ace2: una minore produzione di questo recettore rende il virus meno efficace nell'infettare le cellule polmonari e tutte le altre. Adesso, invece, è avvenuta la mutazione della proteina Spike nei confronti dei quali sono attivi pure i vaccini, che è quella che si attacca al recettore Ace tramite cui il virus entra dentro la cellula madre. Questa mutazione sembrerebbe rendere il virus più efficace e la carica virale sembra essere più alta. È qualcosa da sorvegliare con enorme ed estrema attenzione".

Nella prima fase della pandemia i bambini erano, al massimo, portatori asintomatici o paucisintomatici. Quali sono adesso gli scenari che si prospettano con la nuova variante?

"Sulla base dei dati preliminari che ci hanno dato le autorità inglesi non sembra che i bambini sviluppino una grave forma della malattia, magari rimarranno comunque asintomatici o paucisintomatici ma, infettandosi molto di più, porteranno più facilmente l'infezione a casa ed agli adulti. L'altro grosso problema, qualora si diffondesse anche in Italia, potrebbe creare una diffusione rapidissima del contaggio che metterebbe Ko anche il vaccino: se saranno necessari mesi per vaccinarci ma una nuova variante del Covid, nel frattempo, infetta gran parte della popolazione, il vaccino rischia di arrivare tardi".

Che problemi potrebbero esserci con la riapertura delle scuole a gennaio?

"Se le scuole elementari e medie rimarranno aperte e c'è una variante virale che si diffonde molto nei bambini, ammesso che non sviluppino forme grave, porterebbe sicuramente ad un aumento del tasso di infezione negli adulti facendola esplodere nuovamente. Dovrà essere cruciale, a questo punto, fare uno screening nelle scuole: ad oggi non sappiamo cosa succede ai bambini, non mi risulta che ci sia uno screening sistematico. Se si diffonde questa variante dovrà cambiare totalmente l'approccio nelle scuole altrimenti si rischia una diffusione del virus anche nelle famiglie".

A che punto è l'Italia con il sequenziamento del virus?

"Siamo molto in ritardo: negli ultimi due mesi, in Inghilterra sono stati sequenziati tra il 10 ed il 15% dei ceppi virali, in Italia si sequenzia meno dell'1%. È possibile che questa nuova problematica sia già presente in molte aree come il Veneto ma non è dato saperlo perché il nostro sistema non è così efficiente nel sequenziare i virus. È un limite del sistema dei nostri laboratori di virologia, sarebbe necessario avere una mappa di ogni Regione, in Inghilterra l'hanno scoperta perché hanno gli strumenti per cercarla".

Quali misure bisognerebbe adottare?

"Sequenziando il virus, troveremmo delle Regioni ed aree in cui questa variante circola. I laboratori di virologia in Italia, che sono di altissimo livello, devono darci risposte rapide come fanno quelli inglesi. I nostri virologi, oltre ad avere una grossa comunicazione in tv, dovrebbero stare più tempo anche in laboratorio a sequenziare i virus. Se ci sono delle aree in cui la circolazione di questa variante è rilevante, bisognerebbe adottare delle misure di contenimento più elevate ma soprattutto nei contesti a maggior rischio che ad oggi sono le scuole elementari e medie. Non si può far finta che questa attività non sia a rischio, servono i test di screening".

Cosa serve adesso?

"Sapere in quali Regioni circola la variante, potrebbe essere utile fare un lockdown più stretto in una zona piuttosto che in un'altra, cambierebbero di nuovo i parametri per gestire le restrizioni. Come vede, la malattia presenta continue novità e non ce ne libereremo facilmente".