Covid, torna la simil Kawasaki. Ora i più giovani sono a rischio

Torna l'allarme per l'infiammazione multisistemica simil Kawasaki come conseguenza del contagio da coronavirus nei giovanissimi

La notizia del ragazzino di 12 anni che ha contratto una forma grave di Covid a Firenze ha fatto rapidamente il giro d'Italia per l'eccezionalità del fenomeno. Fin da marzo, infatti, si sono verificati pochi casi di contagi gravi su soggetti giovani e giovanissimi, che quindi si può dire rappresentino un'eccezione. Finora sono stati venti i contagi in età infantile contagiati in maniera seria in questa seconda ondata, derivanti da una grave infiammazione definita simil Kawasaki, considerata una complicazione del coronavirus.

I dati della seconda ondata sono ancora in divenire in tal senso, ma i numeri dei casi di simil Kawasaki sono attualmente molto inferiori rispetto a quelli registrati durante la prima ondata, quando furono circa 150. Nei primi mesi dell'epidemia i casi si concentravano quasi esclusivamente nell'area bergamasca, quella maggiormente colpita dalla prima ondata. Ora, invece, i 20 casi finora segnalati dalle strutture ospedaliere sono dislocati nel territorio nazionale, da Torino e Milano fino a Napoli. Il caso del 12enne che sta facendo parlare il Paese è stato registrato a Firenze ed è uno dei più gravi, tanto che il ragazzino ha rischiato purtroppo di non farcela a superare l'infiammazione. Fortunatamente ora il giovanissimo paziente è fuori pericolo ed è stato dimesso, dopo aver trascorso ben due settimane in terapia intensiva e una lunga degenza in pediatria.

Uno degli aggravamenti più seri registrati nei pazienti in età infantile e pre-adolescenziale in tutto il mondo è stato definito da uno studio americano come sindrome infiammatoria acuta multisistemica pediatrica, che in Italia prende il nome di Pims. Tecnicamente, nasce da quella che i medici definiscono come una vera e propria tempesta di citochine, ossia delle proteine adibite alla regolazione immunitaria del sistema. L'evoluzione del quadro è stata totalmente inaspettata nel paziente di Firenze, che non soffriva di nessuna patologia pregressa.

In prima battuta nel ragazzino è sopraggiunta l'insufficienza renale, a seguito della quale si è poi verificata un'insufficienza multi-organo. A quel punto per lui si è resa necessaria l'intubazione in modo tale che potesse essere supportato nelle sue funzioni vitali per uscire dalla situazione critica. Per diversi giorni non sembrava potessero esserci miglioramenti ma fortunatamente, grazie all'impegno di tutta l'equipe dell'ospedale Meyer di Firenze, il ragazzino ha superato la fase critica. Il paziente è da prima state trattato con immunoglobuline e cortisone e poi con un farmaco inibitore dell'Interleuchina-1.

Angelo Revelli, direttore della clinica pediatrica e reumatologia dell'ospedale Gaslini di Genova, una delle eccellenze in campo pediatrico, ha così commentato al Corriere della sera l'attuale situazione: "I casi che stiamo registrando ora sono più rari, ma anche più gravi della prima ondata e in genere l’infiammazione multiorgano colpisce più il cuore causando miocarditi, e anche l’apparato gastrointestinale, meno il polmone". La comunità scientifica sta ancora lavorando per capire quando e in che modo si arrivi a questa evoluzione del quadro clinico, che per molti non avrebbe nulla a che vedere con la malattia di Kawasaki. In quel caso, infatti, sarebbero rare le tempeste di citochine e le miocarditi, invece frequenti nella Pims. Per altri, invece, sarebbe una malattia rientrante nello spettro della Kawasaki.

L'età media dei contagiati da questa nuova infezione è 12-14 anni e nella casistica americana si nota che solo una minima parte dei contagiati sia di razza caucasica. La maggior parte dei giovanissimi con questa patologia era di razza africana, ispanica o asiatica. Una grave incidenza si è verificata anche nei soggetti con grave obesità. "I genitori non devono allarmarsi. Le strutture ospedaliere sono attrezzate ad affrontare questa emergenza e tutti i ragazzi ricoverati hanno risposto bene alle terapie. In Italia non ci sono stati decessi legati a questa sindrome infiammatoria tra i ragazzi", ha spiegato Angelo Revelli. Il primo campanello d'allarme deve scattare quando i bambini presentano fenomeni febbrili importanti che si accompagnano a uno o più di questi altri sintomi: arrossamento degli occhi, macchie sulla pelle simili al morbillo, episodi gastro-intestinali. A quel punto sarà il medico a verificare la sussistenza di eventuali altri sintomi. Come suggerisce Revelli, è fondamentale la diagnosi precoce.

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