Crisanti contro i tifosi che urlano: "Non va bene"

60mila tifosi per la finale di Euro2020? "Una roba da matti" secondo il microbiologo. "Capisco la voglia di tornare alla normalità ma non deve andare a scapito del buon senso"

Crisanti lancia l'allarme: "Il tifo, le urla, non va bene col virus"

Rallegrarsi per gli europei di calcio e per il segnale di ritorno alla vita normale che la manifestazione sportiva reca con sè? Macché, per il professor Andrea Crisanti la priorità resta il Coronavirus, ed in particolar modo la variante Delta. Intervistato da Il Fatto Quotidiano, il microbiologo si è detto molto preoccupato per la finale a Wembley, quando ad assistere al match saranno ben 60mila tifosi. Un numero inconcepicile per Crisanti, che teme una conseguente nuova impennata del virus.

A dire il vero ad esprimere dei dubbi in merito all'estensione della capienza dello stadio annunciato dal governo britannico sono stati anche i leader di molti paesi Ue, fra cui la cancelliera tedesca Angela Merkel ed il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, eppure gli inglesi assicurano: "La finale degli europei sarà sicura e protetta".

I dubbi di Crisanti

Tanti i timori del microbiologo dell'università di Padova per la variante Delta. Nei giorni scorsi Crisanti aveva addirittura dichiarato che per arginare la diffusione di questa nuova mutazione del virus il governo avrebbe già dovuto procedere con dei lockdown, parola frequentissima in ogni stagione nel suo dizionario. La finale di Euro 2020 è a suo giudizio inammissibile, "una roba da matti".

"Guardiamo i fatti reali. La variante Delta ha una trasmissione elevatissima e gli assembramenti aumentano i rischi", spiega il professore a Il Fatto Quotidiano."Allo stadio la gente è incoraggiata a urlare, a fare il tifo, a supportare. Questo favorisce l’emissione del virus ed il contagio. È ovvio". Insomma, urlare allo stadio è pericoloso. I tifosi sono avvisati, occhio ai decibel.

Una ripresa del virus, aggiunge il microbiologo, vanificherebbe gli sforzi della campagna vaccinale. Come si può, dunque, pensare ad una finale con 60mila spettatori? "Ma siamo matti? Londra sarebbe il posto sbagliato. Come se il virus distinguesse tra una semifinale e un’altra partita", afferma Crisanti. "Capisco la voglia di tornare alla normalità ma non deve andare a scapito del buon senso", aggiunge.

La lotta al virus

Bene invece concentrarsi sulla lotta contro il Covid-19. Secondo il microbiologo, i sistemi di tracciamento sino ad ora utilizzati non funzionano, servono nuove idee. Crisanti propone di creare una banca dati nazionale, passando dal contact tracing al network testing."Testare tutta la rete dei contatti a prescindere da quello che si ricorda la persona infetta", spiega, "come hanno fatto a Singapore per il cluster all’aeroporto, che poteva mettere in ginocchio l’intero Stato".

"Serve un sistema per bloccare la trasmissione, misure stringenti per controllarla, individuare prontamente i casi e se ce n’è uno spegnere subito tutta la catena", aggiunge Andrea Crisanti. "Se metti la popolazione in zona bianca e la fai andare anche allo stadio, nessuno starà attento. Dipende da chi governa, non dalla gente", conclude.

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