Delitto Macchi, ergastolo a Stefano Binda

L'uomo è stato arrestato solamente nel 2016 quando una sua amica riconobbe la sua scrittura in una lettera inviata alla famiglia Macchi

Stefano Binda, accusato di essere il killer di Lidia Macchi, è stato condannato all'ergastolo. Lo ha annunciato la Corte d'Assise di Varese. La sentenza arriva 31 anni dopo il brutale omicidio che aveva sconvolto la città lombarda.

Risalire all'identità di Binda non è stato facile e ci sono voluti quasi trent'anni. L'uomo è stato arrestato solamente nel 2016, dopo che una sua amica aveva riconosciuto la sua grafia in una lettera inviata alla famiglia della Macchi.

Il processo, come scrive il Corriere, è durato oltre un anno "e sono stati ascoltati decine di testi, tra cui Patrizia Bianchi, amica dell’imputato ai tempi dell’omicidio che ha riconosciuto il testo della lettera inviata da un anonimo alla famiglia della ragazza nel 1987, nel giorno dei funerali e riconducibile secondo l’accusa alla grafia di Binda".

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Commenti

investigator13

Mar, 24/04/2018 - 13:54

purtroppo certe sentenze condizionate dalle teorie senza una logica dei fatti che passano per i noti salotti televisivi, influenzano assai i giudici. Ormai è lunga la lista di presunti innocenti più tali che colpevoli che si trovano nelle patrie galere. La giustizia oggi si regge sul falso. Basta trovare un colpevole

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tigredellamagnesia

Mar, 24/04/2018 - 14:17

questo alla faccia di chi dice che la Giustizia in Italia non esiste...ha i suoi tempi, basta avere pazienza, che vuoi che siamo quei 25 o 30 anni di attesa? L' importante è il risultato........propongo che chi è stato tanto solerte nel risolvere il caso e portare a processo il Binda ora sia disposto ad aspettare lo stipendio almeno quanto la famiglia Macchi ha atteso la sentenza .

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bandog

Mar, 24/04/2018 - 15:32

ingiustizia all'itagliana trionferà paraponziponzipò,neanche nei paesi del quarto mondo si condanna senza prove oggettive,ma nel paese delle toghe rosse questo ed altro!!

Dordolio

Mar, 24/04/2018 - 19:27

Questa storia mi ha incuriosito e sono andato a leggermi il teorema dell'accusa. Ma contro il condannato non c'è nulla. Ma proprio niente di niente. Una ricostruzione a tavolino nella quale si poteva inserire a piacere chiunque. Un passante. Un vicino di casa. Un collega di università. Uno scelto a caso dall'elenco del telefono. E motivarne a piacere e a capocchia le motivazioni dell'omicidio. Prove zero. Ma veramente (verificare per credere). Ti vengono i brividi quando ti imbatti in storie di questo genere. Possono accusare e far condannare chiunque per qualsiasi cosa.

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ErmeteTrismegisto

Mar, 24/04/2018 - 23:39

....condanna senza prove oggettive...e quindi fino a 30 anni in mancanza di test del DNA a se non venivano presi in fragrante non si poteva condannare nessuno ? Meglio tardi che mai in attesa di leggere la sentenza. E comunque una certa attitudine alla segretezza ed alla difesa acritica da parte di CL c'era e c'è tutta.