Dibattito su Medjugorje Caverzan risponde ai lettori

Il giornalista risponde ai molti commenti dei lettori arrivati dopo l'iniziativa del Giornale

Dibattito su Medjugorje Caverzan risponde ai lettori

Ecco alcuni commenti arrivati sul sito del Giornale a seguito della mia intervista a padre Livio Fanzaga intitolata «Le apparizioni a Medjugorje antidoto alla fine del mondo». Ce ne sono altri più riflessivi e aperti alla possibilità che ciò che avviene a Medjugorje vada preso in seria considerazione. Di tutti, quelli favorevoli e quelli contrari ringrazio. Ma provo a rispondere, per quanto mi riesce, soprattutto a quelli contrari. Alvara: «Credo che la "veggente" nella foto sia meno credibile di Vanna Marchi». Macchiapam: «La vicenda di Medjugorje rappresenta il più vasto fenomeno di superstizione accaduto negli ultimi tempi. Che avvengano apparizioni strabilianti e inspiegabili, è constatazione obbiettiva; fa il pari coi cosiddetti miracoli, la vicenda di Fatima e tanti altri eventi, sicuramente avvenuti ma razionalmente inspiegabili. Però, attribuire l'evento alla Madonna perchè non lo si può spiegare altrimenti, equivale a cortocircuitare la ragione: e per ciò soltanto va rifiutato. Sappiamo troppo poco dei fenomeni definiti extrasensoriali, che indubbiamente esistono; ma risolvere il problema coll'attribuirli agli dei è superstizione pura». Prameri: «Per folclore, per esaltazione come in un concerto, va benissimo. Per la fede in Dio, le apparizioni, il sangue di San Gennaro, le ossa di san Sicario e i sassi di San Francesco sono zavorra». Eras: «Naturalmente parlo dopo aver bazzicato veggenti e santuari vari e solo dopo posso dire che tutta questa gente è solo un circo equestre e i famosi miracoli sono solo panzane gigantesche. Per rispetto di chi soffre non pubblicate più questa robaccia, grazie, non illudiamo i malati che non lo meritano». Roberto Casnati: «Sono convinto che questa, come altre "apparizioni", sia solo una pagliacciata da psicopatici; come mai appare sempre e solo la Madonna? Come mai non appare mai Gesù Cristo oppure San Giuseppe o, perché no, lo Spirito Santo in persona? Una volta sono andato a Lourdes per scoprire che si tratta praticamente di un affare commerciale. Se volete perdere la fede andate in un qualche luogo delle "apparizioni" e vedrete il commercio dei simulacri della fede, mai la fede». Carlo R: «Ma quali apparizioni d'Egitto, ancora si credono a queste superstizioni da 1900? Signori siamo nel 2013 certe invenzioni dovrebbero pressoché essere state relegate al loro ruolo di fantasie per gente ahimé ignorante». Moshe: «Che business!!!». Tzilighelta: «Sono tutti da arresto, dalle veggenti a padre Fanzaga, il Giornale pubblica queste notizie da "giornale dei misteri" perché fra i suoi lettori ci sono noti gonzi che vivono di queste minchiate sesquipedali, queste sono ultraterrene, le altre, quelle terrene, vengono trattate in altri articoli!». Paul Vara: «Superstizione per sempliciotti, e nel frattempo la chiesa manipola...». Il senso dell’articolo, terzo di una breve serie, a cui si riferiscono questi commenti era collegato alla possibilità che, dalla ex Jugoslavia, in concomitanza con il crollo del blocco comunista, scoppiasse la Terza guerra mondiale che, con le armi nucleari, avrebbe potuto essere definitiva. In secondo luogo, padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, insisteva sul fatto che l’uomo che rifiuta Dio è, in un certo senso, già incamminato verso l’autodistruzione. Infine, l’intervistato spiegava che il contenuto dei messaggi è in assoluta sintonia con il magistero della Chiesa e degli ultimi tre papi. Va detto che padre Livio è una delle persone più competenti in materia e che segue i fatti di Medjugorje fin dal 1985. La Chiesa non ha ancora dato ufficialità ai fenomeni perché, com’è prassi, si pronuncia quando le manifestazioni sono cessate. Durano da trentadue anni e finora non le ha contrastate. Detto questo, ciò che mi ha maggiormente stupito di molti commenti è la sicumèra di chi esclude senza appello che in quel villaggio della ex Jugoslavia accada qualcosa di soprannaturale. E questo magari senza esserci stato o essersi documentato. Il livore e il sarcasmo spesso offensivi nei confronti di chi invece ci crede rivelano una cattiva coscienza. L’accusa di illudere i malati denota scarsa conoscenza del fatto che a Medjugorje non si va per chiedere grazie per la salute ma per la conversione del cuore. Oppure l’altra accusa che attorno ai fenomeni è nata un’industria, che i veggenti si sono arricchiti. Forse non dovrebbero avere un lavoro, forse è un peccato se accolgono in casa i pellegrini come in un albergo, visto che mancano. Tutte le altre forme di imprenditoria vanno bene, il turismo religioso no. Chissà perché, chissà dov’è lo scandalo. Magari nel moralismo di chi giudica e punta il dito. Io credo che siamo liberi. Che l’uomo sia libero di scegliere. Chi non vuole crederci non è in alcun modo obbligato a farlo. Ma tacciare di superstizione, ignoranza, spirito medievale (su questo punto è più che mai necessario un profondo revisionismo storico) chi presta fede nelle apparizioni di Medjugorje, dandogli dei gonzi, parlando di panzane dimostra settarismo e profonda intolleranza. In qualche caso la presunzione e l’arroganza arrivano a dire chi e come dovrebbe apparire dall’aldilà: Gesù Cristo invece della Madonna, addirittura lo Spirito Santo. Se questo non è sostituirsi a Dio... Altra forma minore di presunzione è intimare il Giornale di non scrivere più questi articoli. In questo caso invece ci si sostituisce al direttore della nostra testata. Ma i cosiddetti laici, gli uomini che sbandierano il primato della scienza, i veri illuministi e razionalisti volteriani non dovrebbero essere spiriti liberi e aperti? Non dovrebbero accettare il confronto senza pregiudizi? I sapienti non dovrebbero possedere la serenità per accettare il dialogo con chi la pensa altrimenti? Mi sa che anche questa volta, una di più, aveva ragione Gesù quando nel vangelo si rivolgeva a Dio: «Ti ringrazio Padre perché hai nascosto queste cose ai grandi e ai sapienti e le hai fatte conoscere ai piccoli» (Matteo, 11, 25).

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