La verità sui contagi: perché i vaccini funzionano

I vaccini, secondo uno studio di Ceds Digital, funzionano. Dal 21 novembre al 21 dicembre hanno evitato 11mila decessi e 8mila terapie intensive oltre alla zona rossa in tutta Italia

La verità sui contagi: perché i vaccini funzionano

I nuovi contagi Covid in Italia continuano ad aumentare. Solamente il 31 dicembre sono stati superati i 140mila casi (con oltre un milione di tamponi) e guardando la media dell'ultima settimana possiamo notare come questa sia poco meno di 100mila nuovi positivi al giorno. Nonostante ciò, le terapie intensive sono ancora ben distanti da avere dati preoccupanti e nessuna Regione è in zona rossa.

Il motivo? I vaccini funzionano. Stando ai dati del governo, da inizio pandemia sono state somministrate 111milioni e 500mila dosi. Quasi il 90% della popolazione over 12 ha ricevuto almeno un'inoculazione e il 65% degli italiani ha già fatto la terza dose. Se così non fosse stato la situazione sarebbe stata profondamente diversa. Secondo uno studio portato avanti dai tecnici di Ceds Digital per Il Messaggero, il perché i vaccini abbiano funzionato e stiano funzionando è evidente.

Considerando il 14 ottobre come inizio della quarta ondata, senza i vaccini l'Italia avrebbe oltrepassato le prime soglie di rischio di occupazione dei posti letto nei reparti ordinari e nelle terapie intensive da molto tempo. Precisamente, a metà novembre. E intorno al 10 dicembre l'Italia sarebbe stata completamente in zona rossa. Ciò significa un altro Natale in lockdown e reparti ordinari e terapie intensive occupate per quasi il 60% da pazienti Covid. Il dato più importante è che grazie ai vaccini sono stati evitati, solamente nella finestra temporale che va dal 21 novembre al 21 dicembre, oltre 11mila decessi. Senza scordare 8mila ingressi in più nelle terapie intensive e 53mila in più in area medica.

È bene sottolineare che questo modello realizzato da Ceds Digital è stato costruito ipotizzando la stessa circolazione virale che abbiamo avuto in quest'ultimo periodo con la stragrande maggioranza di popolazione vaccinata. Ossia il modello non ha tenuto conto della capacità dei vaccini di limitare la circolazione del virus. Per questo si tratta di numeri che seppur grandi sono sottostimati. Nonostante dovrebbe essere ovvio, è bene sottolineare che limitare non è sinonimo di annullare. Il vaccino non è un dispositivo di protezione fisica che impedisce al virus di entrare nelle vie aree. Allo stesso tempo però riconoscendo il virus aiuta a bloccarne la replicazione.

Sempre lo studio in questione, inoltre, ha calcolato che se si fossero vaccinati tutti gli italiani ci sarebbero stato il 40% in meno sia di morti che di ospedalizzati.

I dati attuali

È possibile notare il contributo della campagna di vaccinazione anche solo osservando i dati dei pazienti Covid-19 attualmente ospedalizzati. L'Istituto superiore di sanità con un report datato 24 dicembre ha mostrato come dal 21 novembre al 21 dicembre i ricoverati non vaccinati in area medica siano stati il 47% del totale, il 64% nelle terapie intensive e il 42% dei circa 2mila deceduti.

A primo impatto qualcuno potrebbe obiettare affermando che i dati tra vaccinati e non vaccinati sono pressoché uguali. Vero, ma bisogna tenero conto di una variabile che troppo spesso viene omessa: i non vaccinati in Italia rappresentano circa il 10% della popolazione. Per questo motivo quel 42% di morti è un dato molto più alto e serio di quanto si possa pensare.

Bisogna necessariamente poi considerare i dati anche fascia per fascia. I pazienti clinicamente giovani (sotto i 60 anni di età) non vaccinati costituiscono la maggioranza assoluta. Esattamente l'80% di tutti i ricoveri in terapia intensiva e dei decessi.

Nella fascia d'età 12-39 anni, l'82% dei pazienti Covid in terapia intensiva non è vaccinato come non era immunizzato l'80% dei pazienti della stessa fascia d'età deceduto.

Statistiche pressoché identiche anche per la fascia che va dai 40 ai 59 anni: l'84% dei pazienti in terapia intensiva non era vaccinato come non lo era il 72% dei pazienti deceduti.

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