Licenziato dalla Asl per un'intervista al tg. Fdi: "Metodo stalinista"

Criticata la decisione della Ausl Toscana Centro, che ha lincenziato un dipendente delegato sindacalista accusato di aver rilasciato un'intervista al Tg2 sulla gestione dell'emergenza Coronavirus all'interno dell'ospedale San Giovanni di Dio di Torregalli. Attacco di FdI: "La sinistra alla guida della Regione Toscana non smentisce mai la sua arroganza"

Licenziato dalla Asl per un'intervista al tg. Fdi: "Metodo stalinista"

Forti polemiche intorno alla decisione presa dalla Ausl Toscana Centro, che giovedì scorso ha licenziato un delegato sindacale della Cisl-Fp di Firenze Pcprato, accusato di aver fornito ai giornalisti del Tg2 alcune informazioni sulla gestione dell'emergenza Coronavirus all'interno della struttura ospedaliera San Giovanni di Dio di Torregalli (Firenze).

Una responsabilità, come denunciano i rappresentati della Cisl in un lungo comunicato pubblicato da "Gonews", attribuita dalla Ausl al proprio dipendente senza alcuna prova concreta. L'intervista, andata in onda il 17 aprile, era stata infatti rilasciata all'emittente televisiva in forma anonima. Non era possibile, dunque, identificare con precisione chi stesse parlando dell'ospedale.

Inutile il tentativo del dipendente Ausl e delegato sindacale di difendersi, affermando di non essere lui il soggetto intervistato nel servizio del Tg2. L'uomo, che lavorava come operatore sociosanitario al San Giovanni di Dio è stato ritenuto colpevole e licenziato, dal momento che la Ausl Toscana Centro ha ritenuto le dichiarazioni a lui attribuite "lesive del decoro e del prestigio aziendale".

Un gesto che la Cisl definisce "vergognoso", ed a seguito del quale la stessa associazione sindacale ha deciso di fare ricorso presso ricorso il Tribunale di Firenze. L'accusa mossa alla Ausl è quella di "comportamento antisindacale ai sensi della legge 300/70".

Il caso ha naturalmente coinvolto anche il mondo della politica. Durissima la condanna del deputato di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli, originario proprio di Firenze."La sinistra alla guida della Regione Toscana non smentisce mai la sua arroganza: licenziare un sindacalista per un'intervista è semplicemente vergognoso, un atto in perfetto metodo stalinista", ha attaccato il rappresentante di FdI. "La decisione della Asl Toscana centro nei confronti del rappresentante della Cisl, reo a loro dire di essersi macchiato del grave delitto di aver rilasciato dichiarazioni al Tg2, è intollerabile. Rossi e il Pd una volta ancora si comportano come dei veri censori: come sempre non tollerano la verità".

"Il Partito democratico ha affondato i suoi tentacoli in ogni angolo della macchina regionale, compresi ovviamente quelli della sanità. La sinistra predica bene quando si erge a paladina dei diritti e delle libertà, salvo poi razzolare molto male", continua Donzelli. "Durante l'emergenza coronavirus sono stati commessi disastri: per loro la soluzione è oscurare e purgare chi ne parla anziché scaricare le colpe sugli altri è ora che questi signori se ne assumano le responsabilità e vadano a casa".

In merito alla vicenda il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha deciso di richiedere un'interrogazione parlamentare. "Sovietico e intollerabile il licenziamento di un delegato sindacale della Cisl da parte della Asl Firenze Prato", ha commentato Gasparri, come riportato dal "Il Secolo d'Italia"."Si tratta di una condotta illegittima per la quale, con una interrogazione ai ministri del Lavoro e della Salute, chiedo un intervento immediato contro un atto di grave censura. Nel regno del presidente toscano Rossi, recentemente al centro di indagini, la verità dà fastidio", ha concluso.

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