Ecco dove ci si contagia di più

Con la ripartenza e la riapertura del Paese, il pericolo è un nuovo picco di contagi: dai mezzi pubblici, al posto di lavoro, passando per parchi, negozi e la strada. Ecco i luoghi più a rischio

Ecco dove ci si contagia di più

Da lunedì 18 maggio, con tutte le cautele e le prevenzioni che la situazione impone, l’Italia riparte. Certo, si tratta di una ripartenza e di una riapertura "a metà", nel senso che le mascherine e il distanziamento sociale rimangono le stelle polari da seguire nella quotidianità. Già dal 4 maggio, con il varo della Fase 2, gli italiani hanno potuto riappropriarsi di un po’ di quella libertà perduta causa le misure di contenimento per contenere, appunto, la pandemia di coronavirus: sì alla visita ai congiunti e sì alle corse anche lontane da casa, in giardini e parchi. In quella che sostanzialmente la Fase 3, vista la riapertura dei negozi e delle attività commerciali come ristoranti, bar e locali, aumentano per forza di cose i rischi di contagio, dal momento che le strade torneranno a riempirsi.

Ma attenzione: se si rispettano le disposizioni, se si indossano le mascherine e si mantiene la distanza di sicurezza dalle altre persone, il pericolo di ammalarsi viene abbattuto praticamente del tutto. La paura, insomma, non può e deve paralizzarci, e allontanarci dal ritorno alla "normalità". Però, è bene conoscere quelli che sono i luoghi fisici dove il rischio di contagio è più alto, perché se si conoscono i pericoli si può sapere anche il modo per evitarli.

I rischi: spazio e tempo

Non è un mistero – come scritto dal professore Erin S. Bromage, professore di Biologia all’Università del Massachusetts a Dartmouth, in un articolo su erinbromage.com. e New York Times, ripreso anche dal Corriere della Sera, che il luogo dove ci si ammala di più è casa propria. Già, perché spesso e volentieri capita che il proprio partner o il componente del proprio gruppo familiare si infetti fuori casa, portando il virus tra le mura domestiche. E visto il tanto tempo che passiamo in casa, la variabile del tempo fa schizzare in alto le possibilità di infettarsi.

Questo perché, come sostenuto anche dall’esperto, il contagio avviene il più delle volte al chiuso ed è favorito se l’esposizione al virus è prolungata nel tempo. Insomma, più si rimane in un luogo in cui circola il Covid-19, più è alto il rischio di ammalarsi. Soprattutto in un ambiente chiuso. La distanza di un metro tra le persone è considerata la base per frenare il contagio. "È questione di capire il rischio che vogliamo prenderci" spiega Carlo Signorelli, professore di igiene al San Raffaele di Milano a Repubblica. "La precipitazione delle goccioline respiratorie è molto alta entro un metro di distanza dalla persona infetta. È più bassa, ma esiste ancora, tra uno e due metri. È trascurabile oltre i due metri".

All’aperto, invece, il rischio di infettarsi per strada, in biciclette, mentre si fa la spera al supermercato o si corre e per tutte le attività all’aria aperta, è più basso, questo perché – sottolinea Bromage – "per contrarre la malattia, occorre esporsi a una carica virale tale da risultare infettiva". Questo non significa che l’effetto dropel-gocciolina, causa colpo di tosse o starnuto, è risibile all’aperto, ma semplicemente che le particelle con carica virale hanno maggior probabilità di cadere per terra prima di contagiare qualcuno.

Ecco, se qualcuno vi tossisce o starnutisce in faccia è invece un problema, dal momento che se quella persona è contagiosa voi vi trovate travolti da particelle virali. Per questo, la mascherina e la distanza sociale sono d’obbligo. Ed è un problema anche nel caso in cui un infetto starnutisce e/o tossisce in un ambiente chiuso, come una stanza di medie dimensioni, e voi in seguito vi entrate. È questo, per esempio, il caso dei bagni di bar e ristoranti e di tutte le altre attività che hanno i servizi igienici, come il posto di lavoro. Tra l’altro, in un bagno, ci sono diverse superfici che vengono toccate, motivo per il quale è alto il rischio di contagiarsi attraverso il contatto con superfici contaminate.

Insomma, se entrate in una stanza di medio-piccole dimensioni dopo o starnuto o il colpo di tosse di una persona positiva al coronavirus, e vi rimanete per pochi secondi, il rischio è abbastanza ridotto, ma non così basso da potervi fare stare tranquilli; se invece vi rimanete per alcuni minuti, molto probabilmente avete respirato aria contaminata da particelle ad alta carica virale.

Ecco perché anche negli uffici è bene tornarvi solo se strettamente necessario, con capienza ridotta, turnazione, distanza tra le scrivania e i colleghi.

Le situazioni più "pericolose"

Al di là dei discorsi sulla propria abitazione, i bagni degli uffici e delle attività, veniamo a quelle che sono le situazioni più a rischio. Le carceri, visto il sovraffollamento, ma anche le chiese per le cerimonie religione – che siano messe, matrimoni, funerali, battesimi – le riunioni a lavoro, chi lavora nei call center o negli stabilimenti produttivi dove non si riesce per forza di cose a mantenere distanza dagli altri lavoratori, le cene al ristorante (per chi siede al tavolo con un soggetto contagiato) e fare sport al chiuso in un ambiente piccolo, così come viaggiare su un mezzo pubblico per lungo tempo ed eventualmente anche eccessivamente pieno di passeggeri.

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