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Il Dragone tra noi

A volte ci sono vicende di nessun rilievo che fanno clamore, mentre altre allarmanti dai contorni oscuri scompaiono mescolandosi nel mare magnum dell'informazione

Il Dragone tra noi

A volte ci sono vicende di nessun rilievo che fanno clamore, mentre altre allarmanti dai contorni oscuri scompaiono mescolandosi nel mare magnum dell'informazione. Ora la notizia che da noi, come in qualche altro Paese, ci fossero stazioni non ufficiali di polizia del governo cinese (più di cento in tutto il globo) è apparsa nei mesi scorsi su diverse testate giornalistiche ma non ha fatto scalpore. Non è una storia di oggi visto che il primo di questi commissariati «ombra» fu aperto a Milano nel lontano 2016 e ora ce ne sono altri dieci nel Belpaese, specie in quelle aree dove le comunità cinesi sono numerose (Roma, Bolzano, Venezia, Firenze, Prato e in Sicilia). Quello che colpisce è che finora nessuno è andato a vedere cosa facessero i poliziotti «camuffati» di Pechino che in certe occasioni si avvalgono anche della collaborazione della polizia italiana. Secondo il report di un'organizzazione per la difesa dei diritti civili spagnola, «Safeguard Defenders», i poliziotti cinesi oltre ad aiutare i connazionali a sbrigare le pratiche per avere una patente o pattugliamenti con le forze dell'ordine italiane, farebbero altro. E in qualche caso agirebbero da soli perché il loro operato sarebbe tutt'altro che legittimo visto che arriverebbero ad organizzare anche il rimpatrio «forzato» di qualche dissidente.

Insomma, la Cina è tra noi anche se non ce ne siamo accorti. L'intesa con il governo di Xi fu messa in piedi nel 2015 da Paolo Gentiloni, allora ministro degli Esteri del governo Renzi e attuale Commissario Ue. E naturalmente con l'arrivo di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e Luigi Di Maio alla Farnesina, filo-cinesi da sempre, e il ritorno in auge della lobby della Via della Seta (in primis D'Alema), non è mai stata messa in discussione, né tantomeno nessuno è andato a verificare cosa facessero da noi i lontani parenti di coloro che usarono i carri armati contro gli studenti a Piazza Tienanmen. Ma a parte ciò, colpisce che nel Paese dove sono stati processati i servizi segreti per il rapimento e il rimpatrio in Egitto di un terrorista come Abu Omar, dove Salvini è processato per non aver dato accoglienza a dei potenziali richiedenti asilo, dove si parla solo di diritti civili per mettere sul banco degli imputati il centrodestra, possa agire una polizia non ufficiale, con l'accordo del governo italiano, che potrebbe addirittura rispedire in Patria come un pacco chi si ribella al regime di Pechino. Sarebbe un paradosso, una contraddizione, un assurdo che si porterebbe dietro mille congetture, a cominciare dal concetto di sovranità che nel nostro Paese viene utilizzato ogni tre per due. A prima vista appare un'enormità, ma non è la prima volta che in Italia anche l'inverosimile si trasforma in realtà. Tu poni un problema di diritti civili lontano, magari sulle coste dell'Africa e poi senza saperlo te lo ritrovi dentro casa. Sotto le apparenze di un trattato di collaborazione con uno Stato autocratico che spesso fa dimenticare ai suoi interlocutori questioni di diritti o di libertà a suon di dollari, pardon, yuan.

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