Il dramma dei "debolmente positivi": "Fateli uscire, non contagiano più"

Sono clinicamente guariti dall'infezione ma risultano ancora positivi al tampone e per questo sono costretti all'isolamento domiciliare. La Regione Lombardia chiede al governo centrale di intervenire con linee guida mirate

Il dramma dei "debolmente positivi": "Fateli uscire, non contagiano più"

Sono 'debolmente positivi' al Covid e, in quanto tali, costretti all'isolamento domiciliare. Un dramma quotidiano, che perdura ormai da mesi, quello di molte persone che hanno svillupato ed esaurito i sintomi dell'infenzione ma per i quali il ritorno alla normalità è nient'altro che un miraggio.

Non hanno mai negativizzato il virus, eppure sono clinicamente guariti dalla malattia. Studi recenti hanno dimostrato, infatti, che ''i debolmente positivi'' non sono in grado di contagiare perché il patogeno di cui sono portatori risulta ormai debole e frammentato. Cionostante, il loro calvario sembra destinato a non avere mai fine. Almeno, non fino a quando il secondo tampone comproverà l'assenza di ogni traccia, seppur pregressa, dell'infenzione. Le disposizioni dettate dal ministero della Salute non prevedono alcuna forma di ''remissione'' per chi, suo malgrado, ha avuto la sfortuna di inciampare in un decorso anomalo, per certi versi intricato, rispetto alla media. Finché l'esito dei test, eseguiti per ben due volte e a distanza di 24 ore l'uno dall'altro, non darà esito negativo non esiste alternativa alla clausura tra le mura domestiche.

La situazione appare più che mai drammatica in Lombardia dove, circa 2.000 cittadini su 8.947 ancora infettivi, nonostante siano trascorsi due mesi dalla data di comparsa dei sintomi dell'infezione, continuano ad essere 'debolmente positivì'. Una vera e propria via crucis alla quale, ora, la sanità lombarda chiede al Governo Centrale di porre un rimedio. "Questo pomeriggio - dice l'assessore al Welfare Giulio Gallera -ho inviato una nuova nota, dopo quelle già inoltrate dalla Direzione Generale dell'Assessorato, il 10 e 22 giugno, affinchè ci vengano fornite linee guida aggiornate alla situazione attuale, soprattutto alla luce degli studi scientifici che hanno dimostrato la scarsa possibilità di infettare da parte di questi soggetti".

Nella missiva sono stati riportati, come nelle precedenti comunicazioni intercorse con i tecnici della Dg Welfare, i risultati dello studio condotto su 280 soggetti guariti da coronavirus Sars-Cov-2 dall'Irccs San Matteo di Pavia, in collaborazione con l'Istituto zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia Romagna, l'ospedale civile di Piacenza, l'ospedale universitario Le Scottè di Siena e il Policlinico di Milano. Una ricerca che aveva evidenziato che tali pazienti avevano ''cariche virali basse'' e che il segnale di sopravvivenza del virus era meno del 3%. "Questi prolungati periodi di isolamento - ha rimarcato Gallera - stanno generando situazioni in molti casi insostenibili e con risvolti psicologicamente negativi in soggetti fragili, come per esempio la bambina di 4 anni del milanese per la quale abbiamo già interessato il Ministero. Siamo tutti concordi sull'importanza di garantire la sicurezza delle persone, nella certezza però di non infliggere misure sproporzionate. Mi auguro pertanto che il Ministero della Salute, che tramite il direttore generale della Prevenzione Giovanni Rezza, nell'ultima missiva del 23 giugno scorso, si rimetteva a un pronunciamento del Cts, fornisca alla Lombardia e di conseguenza a tutto il Paese, una linea che garantisca sicurezza e appropriatezza".

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