Elettori 5s veri populisti (e vero guaio)

Ai tempi dell'esecutivo gialloverde tutto il mondo guardava con apprensione al governo dei due populismi, cioè all'alleanza dei Cinque stelle con la Lega

Elettori 5s veri populisti (e vero guaio)

Ai tempi dell'esecutivo gialloverde tutto il mondo guardava con apprensione al governo dei due populismi, cioè all'alleanza dei Cinque stelle con la Lega, gli uni incarnazione di un populismo di sinistra e l'altra di un populismo di destra. Analisi da buttare nel cestino, e già da tempo. I due populismi sono diventati, nel giro di pochissimo tempo, mesi o addirittura giorni, due forze di sistema, o mainstream come dicono i politologi. I Cinque stelle hanno mutato nell'estate del 2019, la Lega ancora più rapidamente, qualche giorno fa. Ovviamente essi giurano e spergiurano non essere così, di essere sempre stati coerenti, ma tutti ricordano, per esempio, come i Cinque stelle pre 2019 fossero a favore di un referendum sull'euro e come la Lega sostenesse posizioni di Italexit. Nel caso della Lega, poi, c'è da ricordare che l'euroscetticismo era presente ben prima di Salvini: a parte il primo periodo con l'europeismo di Miglio, non erano rare le uscite di Bossi contro la «dittatura» della Ue, ai tempi del secondo governo Berlusconi. La Lega fu poi la prima forza politica, subito dopo l'ingresso nell'euro, a contestare, spesso con buone ragioni, il modo in cui la sinistra ci aveva fatto entrare. Insomma, i due populismi che tra il 2018 e il 2019 dovevano sconvolgere la Ue e il sistema, ostili ai tecnici e alle élite, per la democrazia diretta e cosi via, ora sono pronti a sostenere un governo che, nella persona di Draghi, incarna tutto l'opposto. Sappiamo che le forze populiste o per meglio dire antisistema trasmettono ai propri seguaci orizzonti di attesa assai pregni: per certi aspetti la loro propaganda ricorda quella dei movimenti rivoluzionari, nell'indicare un obiettivo finale da raggiungere e l'inizio di un mondo nuovo. Questi movimenti quindi possono raggiungere in breve tempo un notevole risultato elettorale, come accaduto ai Cinque stelle e alla Lega di Salvini, ma poi si trovano a dover gestire la disillusione, quando devono fare i conti con il realismo. E qui assistiamo a un comportamento diverso di militanti e di elettori. Il mondo dei Cinque stelle è in subbuglio, con possibilità di scissione e comunque con la necessità di ricorrere a un voto, a nostro avviso farsa, ma rispondente alla logica dei fedeli della chiesa grillina. Mentre il mondo dei militanti e degli elettori della Lega è apparentemente compatto: nessun malumore pubblico di fronte a una svolta cosi rapida e repentina. La risposta è rapida: la Lega è un partito fortemente fideistico, ancor più dei Cinque stelle. Ma soprattutto, dei due soggetti, era probabilmente quello meno caratterizzato in senso populista. Mentre il grillismo è il concentrato all'ennesima potenza del populismo, l'identità anti sistema della Lega era più una questione di stile politico, di comunicazione, che di reale sostanza. Quali previsioni ne può trarre Draghi? Che dei due, potrebbero essere i grillini a infastidirlo di più. Non a caso hanno già ottenuto il ministero della Transizione ecologica, mentre altri partiti per ora sono rimasti a bocca asciutta.

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