Fedez e i moralisti a targhe alterne

Adesso è ufficiale: Amazon può non pagare le tasse in Europa

Fedez e i moralisti a targhe alterne

Adesso è ufficiale: Amazon può non pagare le tasse in Europa. Lo ha deciso la Corte di giustizia europea smentendo la decisione presa dalla Commissione europea che aveva messo nel mirino il colosso americano con sede fiscale in Lussemburgo. Un euro-cortocircuito che fa risparmiare 250milioni di euro di imposte a Jeff Bezos, il quale non ne aveva decisamente bisogno.

Ma la decisione della Corte porta con sé un altro cortocircuito: il silenzio imbarazzato di tutti quei moralisti che sono pronti a fare le pulci a un commerciante che non ha pagato una cartella esattoriale, ma si genuflettono con omertà di fronte a un colosso mondiale che fa quello che gli pare e piace. Stupisce che gli artisti italiani, costantemente in prima linea a dispensare lezioni di buonismo, a intraprendere le battaglie per i diritti più alla moda a colpi di selfie e di hashtag, non spendano non dico una parola, ma neppure un tweet per denunciare lo strapotere del colosso monopolista.

Prendiamone uno (non) a caso: Fedez. Quel Fedez che, dal palco del concertone del Primo Maggio, in diretta tv, si è lanciato in un comizio in difesa del ddl Zan salvo poi piagnucolare per essere stato vittima di una censura immaginaria. Non ha nulla da dire sul mega sconto fiscale ad Amazon? Non ha nulla da dichiarare sulle condizioni con cui vengono trattati molti lavoratori del gruppo nel mondo (quelli che, per intenderci, sono costretti a fare la pipì nelle bottiglie, per non ritardare le consegne)? Se non lo ha fatto nel giorno più adatto, quello della Festa del Lavoro, preferendo parlare di diritti Lgbt, un motivo ci sarà. Ed è sotto gli occhi di tutti, imbarazzante nella sua semplicità: lavora per Bezos, basti pensare alla recente conduzione del programma di successo Lol, trasmesso su Amazon Prime.

Lui e molti altri suoi colleghi, politicamente impegnati a bonifici alterni, si guardano bene dal mettere in cattiva luce un impero sempre più importante nel mondo dello spettacolo. Ma capiamo che è molto più facile fare l'influencer politico catechizzando e scatenando i propri 12,5 milioni di follower contro la Regione Lombardia e Matteo Salvini o fare il bullo al telefono con un dirigente Rai, piuttosto che attaccare l'uomo più ricco del mondo. Capiamo tutto, ma almeno smetta di farci la morale e torni a rappare.