Fiera dell'utero in affitto: "Sala si adoperi per far rispettare la legge 40"

Il professor Nicolais richiama al rispetto della legge 40 in materia di fecondazione assistita. La "fiera dell'utero in affitto" di Milano fa già discutere

Fiera dell'utero in affitto: "Sala si adoperi per far rispettare la legge 40"

Milano a maggio ospiterà quella che IlGiornale ha ribattezzato "fiera dell'utero in affitto". Qualcosa di molto simile a quanto andato in scena a Parigi un fine settimana fa. Dal momento in cui è stata data la notizia dell'esistenza di "Un sogno chiamato bebè", in molti ambienti ci si interroga su due direttrici diverse: una riguarda la liceità di una kermesse di questa tipologia; l'altra l'opportunità bioetica delle pratiche che vengono proposte o pubblicizzate. Il professor Giampaolo Nicolais, professore di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione presso l'Università la Sapienza di Roma, non ha dubbi su quello che il sindaco Beppe Sala dovrebbe fare rispetto alla manifestazione prevista. La legge italiana, del resto, è del tutto chiara.

Pare che il prossimo maggio, a Milano, ci sarà la fiera dell'utero in affitto...

"Ho letto la notizia di una fiera della procreazione assistita in cui sarebbero presenti anche aziende che promuovono il ricorso alla maternità surrogata. Se così fosse, e come già diverse reazioni da tutti gli schieramenti politici hanno ricordato, ciò sarebbe inammissibile perché contro la legge 40 che punisce chiunque non solo pratichi, ma anche pubblicizzi la maternità surrogata".

Cosa dovrebbe fare il sindaco Sala secondo lei?

"Adoperarsi perché venga rispettata questa legge".

Perché iniziative di questo tipo sono sbagliate, dal suo punto di vista?

"Non è questione di punti di vista, visto che c’è una legge molto chiara sul tema. Nè la mia contrarietà alla maternità surrogata è l’espressione di una sensibilità personale, di una posizione ideologica o, che so io, religiosa. La psicologia dello sviluppo, e i dati scientifici di cui disponiamo sui 9 mesi che precedono la nascita di un bambino, ci indicano chiaramente che tale pratica è contraria al nostro stesso fondamento ontologico, agli aspetti essenziali del nostro essere e divenire umani. Parliamo tanto, e giustamente, della necessità di agire nel migliore interesse del bambino. Fare il bene di un bambino implica ribadire e promuovere le verità scientifiche che abbiamo acquisito sul suo sviluppo, sulle sue necessità e bisogni di base. E questo deve valere innanzitutto in riferimento alla maternità surrogata".

Quali tesi sostiene nel suo libro “Il bambino capovolto” in merito a questa pratica?

"In quel libro mi sono occupato di alcuni attuali fraintendimenti che riguardano i bambini e ciò che riteniamo fondamentale per la loro crescita. La maternità surrogata è inumana - cioè incompatibile con l’umano - perché dimentica che durante lo sviluppo intrauterino noi ci costituiamo in modo intercorporeo con la donna che ci porta in grembo. La madre gestante. come intuitivamente tutti sappiamo (tranne, evidentemente, i fautori della maternità surrogata), non è un contenitore temporaneo di un feto. E non a caso, di fronte alla legge, madre è colei che porta in grembo il nascituro. Anche laddove non si trattasse della madre biologica, come nella fecondazione eterologa. Pensi quanto è decisivo ciò che accade tra quei due!"

Può fare degli esempi di questo sviluppo intercorporeo?

"Già nelle prime fasi dello sviluppo embrionale, attraverso sofisticati meccanismi cellulari, la parete intrauterina modifica l’espressività genetica dell’embrione. Quel legame, cioè, cambia per sempre la biologia del nascituro. Nel corso di tutta la gravidanza, il feto e la madre si influenzano in continuazione: ad esempio, un recente studio ha mostrato come il feto aumenti i movimenti di apertura della propria bocca mentre la madre emette la sillaba “la”. Entrambi i membri della coppia producono modificazioni permanenti nell’altro. E attenzione: tutto ciò accade indipendentemente dalla volontà o dalla natura dei sentimenti della gestante. Se diciamo ad una madre surrogata di non sviluppare sentimenti di attaccamento al bambino che cresce dentro di lei, ammesso e non concesso che ci riesca, questo dialogo intercorporeo avrà comunque luogo. E costituirà le fondamenta del bambino che verrà al mondo".

Quali danni psicologici derivano dall'utero in affitto?

"Ragionare su questa pratica in termini utilitaristici, ovvero con l’intento di verificare eventuali danni psicologici che ne potrebbero derivare tanto per il bambino quanto per la madre surrogata, è un clamoroso errore di impostazione. Proviamo a chiarire il concetto. Immagino siamo tutti d’accordo circa il fatto che un bambino non debba essere schiaffeggiato dal proprio genitore. Per affermarlo, non abbiamo bisogno dei dati di studi longitudinali che abbiano verificato se quell’atto, nel corso del tempo, abbia comportato conseguenze traumatiche per il bambino. Schiaffeggiarlo è sbagliato e basta. Lo stesso vale per la maternità surrogata: una pratica che, per quanto ho provato a indicare, deve essere ritenuta inaccettabile, indipendendentemente da ciò che potrebbe conseguirne. Non esiste (supposto) diritto alla genitorialità che sia superiore alla giustizia che dobbiamo al bambino, garantendo l’inviolabilità della sua natura umana".

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