Figlio di una delle vittime di Kabobo: "Grasso fa campagna elettorale sulla pelle di mio padre"

La denuncia di Andrea Masini, il figlio del signor Ermanno. Ieri pomeriggio ha ricevuto una "strana" mail da Pietro Grasso

Figlio di una delle vittime di Kabobo: "Grasso fa campagna elettorale sulla pelle di mio padre"

Andrea Masini, 39 anni, è il figlio del signor Ermanno Masini, una delle vittime di Adam Kabobo. Il ghanese irregolare che il 14 maggio di cinque anni fa ha seminato morte e paura nel quartiere milanese di Niguarda. "Lo ha aggredito alle spalle con un piccone che gli ha aperto in due la calotta cranica, si è spento dopo tre giorni di coma".

Per quel delitto e per quelli di altre due persone, il migrante è stato condannato a vent’anni di carcere, beneficiando della riduzione della pena prevista dal rito abbreviato. Ed è per questo che, da allora, Andrea si batte assieme all’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime per l’eliminazione del rito abbreviato per i delitti più gravi. La proposta di legge che limita l’ambito di operatività del rito speciale, approvata dalla Camera a novembre dello scorso anno, deve ancora passare al vaglio del Senato. E allora il figlio di Ermanno rivolge via mail un appello al presidente Pietro Grasso: “Prima di decidere definitivamente di mettere da parte questo disegno di legge con la consapevolezza che dovrà essere ripresentato e dovrà ripercorrere tutto l’iter legislativo dalle fasi iniziali, ascolti questo appello. Si immagini i volti di madri, padri, figli, privati degli amori delle loro vite. E poi assuma la decisione che più ritiene giusta. Non per il calendario, non per le istituzioni, ma per le vittime”.

La risposta a questa accorata missiva impatta contro un muro di gomma, tanto che lo scorso 6 dicembre Andrea tenta un disperato rilancio: “Perdoni la brutalità – scrive ancora – ma mio padre è stato fatto a pezzi da questa persona e credo che ogni figlio, ogni padre non voglia vedere il proprio caro fare una fine del genere perciò Le chiedo con il cuore di pensare bene alla sua scelta”.

Anche stavolta tutto tace. Passano giorni, settimane, mesi e si arriva al 3 marzo. C’è il silenzio elettorale e Grasso, nel frattempo, è diventato il leader di Liberi e Uguali. Si decide finalmente a rispondere: “Caro Andrea, sono d’accordo con lei circa la necessità di riproporre nella prossima legislatura il disegno di legge sulla riforma del rito abbreviato”. E aggiunge: “Conto di poterlo fare se avrò il consenso ed il voto di domani da chi, come lei, insieme a tanti altri vorrà aiutarci a costruire un comune progetto politico che possa affermare quegli ideali di giustizia e di legalità, per i quali ho lottato per tutta una vita”. Per ribadire ancor meglio il concetto puntualizza: “Scusi il ritardo con cui le rispondo ma sono stato impegnato in una dura e difficile campagna elettorale per affermare i valori della uguaglianza e della libertà con la lista Liberi e Uguali con Pietro Grasso”.

Andrea non crede ai suoi occhi e si sfoga al telefono con Il Giornale.it: “Come la chiamerebbe lei questa risposta? A casa mia è propaganda e la sensazione è che l’accoglimento della mia richiesta sia in qualche modo subordianta al sostegno elettorale”. La voce è rotta dal dolore e dall’indignazione: “Mi sento preso in giro, qui si sta facendo campagna elettorale sulla pelle di mio padre e di tutti quelli che lottano per l’approvazione di una legge giusta”.

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