Fine della globalizzazione

Le guerre, da che mondo è mondo, spazzano via convinzioni, calcoli e previsioni. La guerra in Ucraina, se ce ne fosse stato bisogno, ha cancellato il mito della globalizzazione.

Fine della globalizzazione

Le guerre, da che mondo è mondo, spazzano via convinzioni, calcoli e previsioni. La guerra in Ucraina, se ce ne fosse stato bisogno, ha cancellato il mito della globalizzazione. Vladimir Putin che fa quasi spallucce di fronte alla decisione degli Stati Uniti di far fuori la Russia dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e dall'Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) è l'immagine di un cambio d'epoca: la verità è che essere espulso dal mondo globalizzato non ha impaurito lo Zar al punto da obbligarlo a porre fine alla guerra. Forse per l'Occidente, che ha confidato su questo processo per dominare il mondo o, meglio, per esportare la democrazia ed il suo stile di vita, è il tempo di un bilancio, visto che il Paese più grande della terra ormai è «fuori». Per cui c'è da chiedersi: la globalizzazione ha funzionato? È servita?

Sul piano economico ha esaltato le big company, che hanno raggiunto dimensioni planetarie, non i cittadini delle nazioni occidentali. L'ultima operazione, quella di tirar dentro la Cina, ha fatto la fortuna della Cina stessa, non dei suoi interlocutori. L'obiettivo era quello di conquistare il suo enorme mercato e, invece, è stato il Dragone a conquistare quello degli altri Paesi. Addirittura la competizione ha dimostrato che il capitalismo di Stato (senza diritti politici e sindacali) è più forte del capitalismo delle democrazie liberali. Di più: l'ingresso della Cina nel mondo globale non l'ha costretta neppure a rispettare target igienico-sanitari (vedi Covid), né ad incrementare il tasso di democrazia (chiedere agli studenti di Hong-Kong). Ciò che sta succedendo in Russia nelle ultime settimane fotografa una situazione anche peggiore: basta pensare agli arresti di massa; alla pena di 15 anni per chi racconta il Paese senza rispettare le indicazioni del regime; alla fine di Aleksej Navalny.

La globalizzazione non è servita, veniamo al tema cruciale, neppure a salvaguardare la pace. Un mondo interdipendente dovrebbe risolvere in altro modo i conflitti, non certo con le armi. La guerra in Ucraina è la dimostrazione del fallimento. Putin se ne infischia al punto di trasformare il cuore dell'Europa in una nuova Siria, importando addirittura jihadisti. Di più, confidando nella globalizzazione l'Occidente si è fatto trovare impreparato. Specie l'Europa, che non ha un esercito comune e patisce una dipendenza energetica rispetto al nemico del momento. Se non avesse puntato sulle relazioni, sui rapporti commerciali, sarebbe stata sicuramente più attenta alla propria autonomia.

La verità è che il processo di globalizzazione in Occidente ha seguito un solo vangelo, il mercantilismo. Non ha chiesto ai nuovi interlocutori dei parametri minimi di democrazia e libertà, ma si è preoccupato solo di aprire nuovi mercati. Per cui le autocrazie hanno preso, ma non hanno dato. Anzi, se fossero state isolate, le loro contraddizioni sarebbero venute al pettine: in questo modo, invece, hanno assorbito parte dello stile di vita occidentale per sedare i propri cittadini, ma gli hanno negato i diritti. Ragione per cui la «globalizzazione» va ripensata totalmente, vanno introdotte delle regole, degli obblighi per chi vuole entrare nel consesso dell'economia internazionale per evitare che da speranza per imporre la democrazia sull'autocrazia, non abbia come conseguenza il suo esatto contrario. A conti fatti quella di oggi offre poco sul piano dell'economia, della democrazia e della pace.

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