Foggia, pietre contro i braccianti da un'auto in corsa

Feriti sulla strada statale tra Foggia e Manfedonia tre cittadini africani. Si tratta di un uomo originario del Gambia e di due immigrati senegalesi

Foggia, pietre contro i braccianti da un'auto in corsa

Tre cittadini africani sono rimasti feriti da alcune pietre lanciate da un'automobile in corsa, sulla strada statale 89, tra Foggia e Manfredonia (nel Foggiano). Ad essere colpito, al bivio per San Marco in Lamis (Comune in provincia di Foggia), un cittadino originario del Gambia e due cittadini senegalesi. Il gambiano non era con gli altri due quando è stato colpito. I tre cittadini stranieri sono stati trasportati agli ospedali Riuniti di Foggia, medicati e subito dimessi.
Sono in corso ora le indagini da parte della polizia del capoluogo dauno per capire le motivazioni del gesto. Non si tratta di un caso isolato.

La scorsa settimana, infatti, altri due nordafricani erano stati feriti alla testa mentre stavano andando a lavorare in bicicletta nelle campagne della zona. Anche loro sono stati colpiti da alcune pietre lanciate da un'automobile in corsa in via Manfredonia, alla periferia di Foggia. I due extracomunitari vivono nella ex centrale del latte che si trova proprio su via Manfredonia, una fabbrica abbandonata diventata dormitorio per migranti stranieri.
Secondo la Flai Cgil di Capitanata non è la prima volta che si verificano aggressioni agli stranieri nella zona.

Dopo il primo caso di sassaiola molti migranti non sono andati a lavorare per paura. "Non sono andato al lavoro" ha raccontato una delle due vittime, un cittadino della Guinea Bissau. Sull'accaduto è intervenuta anche la Flai Cgil di Foggia secondo cui "appare evidente, che il clima di odio fomentato anche da azioni di forze politiche che fanno della discriminazione razziale verso gli immigrati che vivono e lavorano in questa provincia, l'unico impegno politico concreto, dimenticandosi delle difficoltà che i cittadini vivono ogni giorno, addossando qualsiasi responsabilità alla presenza di persone extracomunitarie". Il gruppo di extracomunitari colpiti la settimana scorsa fa parte di una piccolissima comunità di poche decine di persone che lavora nei campi della Capitanata, senza caporali, per scelta. Un atto di coraggio in una terra dove lo sfruttamento dei braccianti stranieri la fa da padrone.

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