Il governo obbliga i poliziotti a riferire le indagini segrete

Una norma transitoria costringe i poliziotti a riferire ai capi. Col rischio che informazioni su indagini sui politici finiscano in mano del governo

Il governo obbliga i poliziotti a riferire le indagini segrete

Una legge in piena estate, quando l'attenzione mediatica è spenta, per obbligare i poliziotti a riferire ai loro capi (e da lì fino ai ministeri) le informazioni su indagini che dovrebbero rimanere segrete. È questo in sintesi quello che si trova all'articolo 18 del decreto legislativo approvato il 19 agosto scorso e che, in teoria, avrebbe dovuto solo determinare lo scioglimento del Corpo Forestale nell'Arma dei Carabinieri.

In un passaggio della legge, nelle norme transitorie e finali, invece, si legge che "entro il medesimo termine, al fine di rafforzare gli interventi di razionalizzazione volti a evitare duplicazioni e sovrapposizioni, anche mediante un efficace e omogeneo coordinamento informativo, il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato, trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale".

Cosa significa? Semplice: i poliziotti ogni qual volta consegnano un rapporto su una indagine al magistrato, dovranno condividerne le informazioni pure con i loro capi. A quel punto, come spiega il Corriere della Sera, l'informazione risalirà per quanto necessario lungo la scala gerarchica, fino ad arrivare ai vertici della Polizia che hanno "rapporti con i ministeri". Questa legge si nasconde dietro la necessità di far collaborare le istituzioni, ma rischia di mettere in difficoltà i pm che vorrebbero tenere segreti i dettagli delle indagini. Soprattutto quando queste coinvolgono direttamente o indirettamente burocrati e politici.

Come spiega il quotidiano di via Solferino, questo obbligo - in deroga a quanto previsto dal codice di procedura penale - fino ad agosto riguardava solo i Carabinieri. Ora, invece, è stato esteso a tutti i corpi di polizia. L'8 ottobre scorso Franco Gabrielli, capo della Polizia, ha diramato una circolare in cui si spiega che la polizia giudiziaria dovrà condividere queste informazioni sia al momento della trasmissione della notizia di reato che nelle ulteriori fasi, fino alla fine della chiusura delle indagini preliminari.

Il procuratore di Torino, Armando Spataro, ha detto che sulla norma ci sono "possibili profili di incostituzionalità, ma c’è un contrasto anche con alcun norme del codice di procedura che attribuiscono al pm il ruolo di dominus esclusivo dell’indagine". E potrebbe non bastare l'indicazione scritta da Gabrielli nella sua circolare che spiega ai poliziotti di fare una "graduale selezione delle comunicazioni, in modo da far affluire alla struttura di vertice di ciascuna forza di polizia solo quelle riguardanti situazioni che appaiono di particolare rilievo". Il rischio è che, condividendo informazioni con "strutture direttamente dipendenti dal potere esecutivo" il segreto investigativo possa "diventare carta straccia". In sostanza, precisa Spataro al Corriere, il governo Renzi dimostra di voler "spostare ogni attività verso l’esecutivo, persino la guida della polizia giudiziari".

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