Hard e leggero, d'élite ma di massa. È il cane da guardia contro i poteri

Partito con pochi mezzi è cliccatissimo, non solo dai giornalisti

L'insostenibile leggerezza di Dagospia. Tratta tutto, a partire dai contenuti hard - finanza, politica estera, nuove tecnologie, dalla blockchain al Gruppo Blackstone - nel modo più soft possibile: gossip, pissi-pissi, bau bau. Facendo il cane da guardia contro i poteri. Ecco perché è un bestseller. Roberto D'Agostino, professione lookologo, in Quelli della notte - trasmissione cult, diventa popolarissima - trasformò un romanzo pesantissimo, di uno scrittore ceco, pubblicato da Adelphi (un concentrato di élitarismo ai limiti della leggibilità!), nel libro del decennio. Il capolavoro fu di D'Agostino, non di Kundera.
E poi, vent'anni fa, s'inventò una pubblicazione web di informazione generalista, un aggregatore - cioè che saccheggia gli articoli più interessanti dei maggiori quotidiani - trasformandolo nel sito giornalistico più specialistico e insieme più popolare che esista. Dagospia non è per tutti, ma tutti gli addetti ai lavori, e molti di più, lo leggono. È la nuova stampa, bellezza.
Bello, non è bello. L'impaginazione alla Drudge Report è inguardabile, le foto rubate dal web sono quelle che sono, i fotomontaggi terribili, la titolazione graficamente monocorde, le pubblicità spesso grattano il fondo... Eppure Dagospia resta in cima. E non è soltanto una questione di costi (minimi) e ricavi (dicono ottimi). È che Dagospia è l'unico modello giornalistico innovativo e vincente che si è visto in Italia negli ultimi vent'anni, a parte il Foglio di Ferrara, e per ragioni opposte.
I quotidiani generalisti, sia le corazzate sia i vascelli «da battaglia», a partire dal Fatto quotidiano, che spentasi l'onda antiberlusconiana si è arenato sulla battigia, sono tutti in crisi nera, oltre che vecchi. Per tacere del web. Non sarà stato innovativo il Post di Sofri... E Open di Mentana? Sembrava dovesse cambiare il mondo delle news... Chi l'ha visto?
La verità è che Dagospia lo vedono tutti. Né di destra né di sinistra, basta che sia contro il Potere (chi altri in Italia?), è la formula vincente di Quelli della notte declinata nel giornalismo: una banda di disperati che ha cambiato la televisione. Allo stesso modo D'Agostino e la sua banda - a molti piace, a molti no, non importa - hanno rivoluzionato l'informazione. Leggerezza, velocità, gossip, riflessione alta e Cafonal basso, retroscena e lati B, artigianalità e un certo genio. Ci vuole del genio a rubare i pezzi a tutte le più grandi testate senza che nessuno dica «beh» (anzi: per i giornalisti essere ripresi da Dagospia è l'unico modo per essere letti da tutti), rititolare ogni cosa «à la D'Agostin», persino a pubblicare un pezzo per l'importanza di ciò che NON dice, e a metterci del proprio. Tra le specialità della casa: le indiscrezioni finanziarie, i retroscena politici, gli scoop nel mondo dei media, il cinema di Marco Giusti, l'arte contemporanea, il battitore libero Mughini... E tutto gratis, purtroppo per noi giornalisti.
Dagospia nel 2000 partì con 12mila visite quotidiane in media. Oggi sono 3,5 milioni di pagine consultate al giorno. Il lato popolare dell'informazione di nicchia.
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