I cento anni di Esterle, una centrale sull'acqua che illumina la Brianza

L'impianto idroelettrico Edison di Cornate rispetta l'ambiente Costruito nel 1914, fu progettato come una villa in stile liberty

I cento anni di Esterle, una centrale sull'acqua che illumina la Brianza

Produzione energetica e tutela dell'ambiente, ai giorni nostri, sono un binomio quasi inscindibile. Sorprende non poco scoprire che esistono grandi aziende che hanno sempre avuto nel dna la vocazione al rispetto della natura. È il caso di Edison che coltiva questo rapporto da 130 anni.

Nel 2014, in particolare, ricorre un altro anniversario, oltre a quello di Fondazione dell'azienda, e riguarda la centrale idroelettrica Esterle di Cornate d'Adda in Brianza. L'impianto sorge un chilometro più a valle della centrale Bertini, in funzione dal 1898. Quando fu costruita la prima si riteneva che i 56 milioni di chilowattora annui prodotti fossero troppi e si ricorse, addirittura, alla pubblicità sui giornali per venderla, ma di lì a poco tempo si comprese che il fabbisogno energetico era in costante aumento e si decise di installare un secondo impianto nelle vicinanze. I lavori per la costruzione furono iniziati nel 1910 e si conclusero nel 1914. La centrale si trova su un'ansa dell'Adda sulla sponda Ovest e ha preso il posto di un'antica cascina, la cascina Resega. La diga fu realizzata a Robbiate, un chilometro circa più a monte di quella di Paderno. Con questo sbarramento si utilizzò un salto di 39 metri, maggiore di quello della centrale Bertini. Il canale di carico, che è lungo 4.961 metri e scorre quasi tutto in galleria, ha una portata d'acqua di 80 metri cubi al secondo.

Nei primi mesi del 1914 fu quindi attivata la nuova centrale, dotata di sei gruppi di generatori costituiti ciascuno da una turbina tipo Francis a doppio corpo da 6.900 cavalli vapore e da un alternatore da 6.600 kilovoltampere. Due di tali gruppi erano provvisti di un secondo alternatore da 5.850 kilovoltampere per fornire energia alla linea Milano-Lecco delle Ferrovie dello Stato, sulla base di un contratto stipulato nel 1912. Le turbine furono costruite dall'azienda metalmeccanica milanese Riva, già fornitrice di Edison per la centrale Bertini. Esterle, quindi, ha un'anima lombarda e un cuore tutto milanese. Da cento anni continua a funzionare con gli stessi macchinari del primo giorno. È sopravvissuta persino a uno dei primi bombardamenti della storia, operato dall'aviazione dell'Austria-Ungheria che nel 1918 causò lievi danni. Proprio in quell'anno, inoltre, l'impianto fu intitolato a Carlo Esterle, consigliere delegato di Edison e senatore del Regno d'Italia.

Ma l'aspetto più interessante del complesso è l'esempio di architettura industriale rappresentato dall'edificio motori. La costruzione, infatti, assomiglia a una grande villa di stile Liberty, con finestre e finestroni a sesto acuto o a tutto sesto, incorniciate in cotto, con colonne e capitelli, colonnine sottotetto, disegni decorativi, gocciolatoi a testa di drago e base in ceppo dell'Adda. Sulle facciate i mattoni a vista di colore rosso si abbinano al bianco delle pareti. La tecnica delle decorazioni interne ed esterne è quella a graffio, ottenuta sovrapponendo strati policromi di intonaco che affiorano a seconda della profondità dell'incisione del disegno. È come se gli stessi progettisti, oltre 100 anni fa, avessero l'obiettivo di creare una struttura non invasiva, ma che sapesse integrarsi nel contesto rurale delle rive dell'Adda.

Il nome dell'architetto della centrale non è certo, però un progetto di ampliamento, mai realizzato ed eseguito pochi anni dopo la costruzione, porta la firma dell'architetto Luigi Bisi. Il suo nome si ritrova poi in un trafiletto di una pubblicazione ufficiale della Edison. «Nel 1925, sulle pendici del Monte Rosso, Giacinto Motta fece costruire a proprie spese, in memoria del figlio Ettore prematuramente scomparso, una casa di cura climatica per i figli dei dipendenti della Edison, opera pregiata dell'architetto Luigi Bisi», si legge in quella pagina. Le linee architettoniche ricordano il fabbricato della centrale, rendendone l'attribuzione meno incerta.

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