I migranti dell'Hotel Excelsior: "Dall'Italia pretendiamo di più"

Nell'hotel a tre stelle di Gambarie, nell'Aspromonte, 100 migranti vivono e mangiano a spese dello Stato. Ma a loro non basta. E fanno scoppiare la rivolta: "Vogliamo più diritti"

I migranti dell'Hotel Excelsior: "Dall'Italia pretendiamo di più"

Gambarie, in Aspromonte. Garibaldi vi fu ferito durante l’avanzata verso Roma. Foreste ricche di vegetazione, anche preistorica, corsi d’acqua cristallini, piste da scii. E migranti, tanti migranti. Scontenti e, negli ultimi giorni, violenti. Un centinaio di giovani africani sta occupando un’ala di uno degli alberghi più grandi e confortevoli della stazione sciistica aspromontana: "Dall'Italia pretendiamo di più, vogliamo subito più diritti" (guarda il video).

Dopo aver alzato un muro divisorio in uno dei lunghi corridoi dell’immobile, i proprietari dell’hotel Excelsior, considerato il grave momento di crisi del turismo in Calabria, hanno dato la disponibilità ad accogliere, pagati, gli immigrati sbarcati sulle coste reggine. Come se fosse facile poterli governare. Poche settimane son bastate, infatti, a un ricco plotone di clandestini per rendersi conto di essere isolati dal resto del mondo e di andare incontro, innegabilmente, ad un inverno freddo e lontano dal benché minimo centro abitato “vivo”. Sarà per questo ed anche per magagne “tribali” fra gruppi di diversa provenienza che, da tempo, nell’hotel si vive un’atmosfera tesa fino alle violenze comunicate dalla Prefettura di Reggio Calabria negli ultimi giorni. 22 di loro, a tal proposito, hanno ricevuto la revoca dell’accoglienza. Anche se, al momento, lì sono.

In barba ad ogni regola, anche di natura religiosa, il gruppo di facinorosi dopo aver alzato abbondantemente il gomito ha seminato il terrore in tutto l’albergo. Si dice che a qualcuno di loro sia stato visto in mano addirittura un coltellaccio da macellaio. Una cosa è certa, i proprietari dell’hotel (soprattutto la signora Elvira, ricoverata in ospedale per lo spavento) gradirebbero un recupero della perduta tranquillità; chi vorrebbe andare a trascorrere qualche ora di relax in quell’angolo d’Aspromonte, senza preoccupazioni di sorta, ci ha già ripensato, con grave danno per l’economia locale; mentre gli immigrati sarebbero felicissimi di abbandonare quei luoghi per la ricca Milano, pur non volendo rinunciare all’assistenza quasi familiare garantita dai padroni di casa meridionali.

La Caritas diocesana continua a garantire assistenza e sostegno pur ammettendo le innumerevoli difficoltà all’ordine del giorno. Gambarie è, in realtà, uno dei tanti errori di collocamento commessi durante una frettolosa e scriteriata campagna di assistenza di popoli diversi tra loro con diverse necessità, usi e costumi. Anche se le Istituzioni tendono, non solo a sminuire, ma anche e soprattutto a coprire o cancellare i disagi creati dalla convivenza coatta fra immigrati e residenti. “Nemmeno a cercar funghi riusciamo più ad andare: abbiamo paura di fare incontri poco piacevoli!” ci dice un signore tristemente seduto su una panchina, mentre avrebbe gradito, durante la stagione propizia, passeggiare per i boschi a cercare porcini, qui di altissima qualità.

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