Seconda ondata o "ondine"? Cosa c'è dietro i nuovi focolai

Tra chi sostiere che la seconda ondata sia certa e chi parla di "ondine": ecco cosa dicono gli esperti sui nuovi focolai. L'avvertimento dell'Oms: "Ricordate la Spagnola"

Contagi in calo, allentamento delle misure di contenimento e graduale apertura. Dopo la prima ondata, che ha colpito l'Europa alla fine di febbraio, il nuovo coronavirus sembrava arretrare. Ma gli esperti temono che in autunno il Covid-19 colpisca ancora e i nuovi focolai che si sono sviluppati in queste ultime settimane fanno crescere la paura per l'arrivo di una seconda ondata.

I nuovi focolai

Dai palazzoni di Mondragone, sul litolare vicino a Caserta, all'azienda Bolognese, fino al territorio calabrese diventato zona rossa, sono una decina i focolai che si sono sviluppati in Italia nelle ultime settimane. Si tratta di casi circoscritti, nati in ambienti chiusi e tutti individuati fin da subito, permettendo l'isolamento immediato delle persone infette e delle zone a rischio. La fondazione Gimbe ne ha individuati 10: Mondragone, con 49 positivi, Bologna con 64 casi, tra operai e famigliari di un'azienda, Palmi (Reggio Calabria), diventata zona rossa, Bolzano e Como. Altri positivi sono stati registrati in questi giorni al San Raffaele Pisana di Roma, a Prato e Pistoia, in una casa di riposo di Alessandria e a Porto Empedocle (Agrigento), dove sono risultati infetti dal Sars-COV-2 28 migranti della nave Sea Watch. Così, finita la prima grande ondata, il nuovo coronavirus lancia ancora qualche segnale di attività.

"Tutte queste segnalazioni - ha commentato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe che ogni settimana elabora un report di monitoraggio sull'andamento dell'epidemia - confermano, oltre ogni ragionevole dubbio, che il virus è sempre presente e rialza la testa ogni qualvolta le condizioni ambientali favoriscono una ripresa del contagio". Per questo, ha sottolineato, "è indispensabile mantenere i comportamenti individuali raccomandati e continuare con una stretta sorveglianza epidemiologica, potenziando contestualmente l'attività di testing e tracciamento, di fatto in netta riduzione".

Ma il rischio di una possibile seconda ondata non riguarda solo l'Italia. Nuovi focolai sono stati individuati anche in altri Paesi europei, tra cui la Germania, dove migliaia di persone sono state messe in isolamento, a seguito della scoperta di casi positivi legati a un mattatoio tedesco. Secondo un'analisi del Guardian e dell'Università di Oxford, fra i 45 Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia, 21 hanno allentato le misure di contenimento. Fra questi, 10 hanno registranto un aumento dei casi positivi rispetto alla settimana precedente, rischiando una seconda ondata: nella top ten non figura l'Italia, ma ci sono Germania e Svizzera.

"Dobbiamo prepararci all'autunno"

"Ancora oggi abbiamo picchi di contagi nella prima ondata in molti Paesi". Ad annunciarlo era stato il direttore regionale dell'Oms per l'Europa Hans Kluge che, due giorni fa, aveva lanciato l'allerta: "Siamo ancora nella prima ondata, ma dobbiamo prepararci per l'autunno, quando Covid-19 incontrerà influenza stagionale e polmoniti". Il Sars-CoV-2, infatti, "circola ancora attivamente e non abbiamo farmaci e vaccini specifici efficaci".

Qualche giorno prima Kluge aveva sottolineato la necessità di "prepararsi al peggio" e mettere in conto un possibile ritorno del Covid-19 tra qualche mese. "Non siamo fuori dall'oscurità- aveva avvisato il direttore per l'Europa-I lockdown ci hanno permesso di guadagnare tempo. Laddove ne abbiamo l'opportunità, dobbiamo coglierla per rafforzare la nostra preparazione". E precisava: "Ciò significa sperare nel meglio, ma prepararsi al peggio: un probabile ritorno di Covid-19, attraverso Paesi, regioni, città e comunità. La nostra priorità è prepararci per l'autunno". In molti Paesi europei, infatti, "Covid-19 è ancora in una fase attiva". Il che rende "molto importante" investire per "avere un sistema aggressivo di monitoraggio, test e tracciabilità per evitare misure aggiuntivi nelle settimane e nei mesi a venire in caso di ritorno del virus".

Seconda ondata o "ondine"? Cosa pensano gli esperti

Più dubbiosi gli esperti, che pensano a una seconda ondata come a una possibilità più remota. Il virologo dell'Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, ha spiegato ai microfoni di 264Zoom su Radio Cusano Tv Italia: "La seconda ondata, che non è detto che ci debba essere a mio avviso può verificarsi nel momento in cui fallissero i due pilastri che dovrebbero limitare la diffusione endemica del virus: la capacità di individuazione rapida dei casi e di tracciamento da parte del sistema sanitario, e la responsabilità dei cittadini di una vita di vigile serenità". Secondo il virologo, "il virus ha terminato la sua prima ondata e siamo passati da un andamento epidemico ad un andamento endemico", caratteristico di una malattia che si manidesta in modo uniferme e distribuito nel tempo.

Scettico sull'arrivo della seconda ondata anche il professor Walter Ricciardi, già dirigente dell'Oms e ora consulente del Ministero alla Salute, che in un'intervista a Repubblica affermava: "Bisogna evitarla e non credo arrivi. Magari avremo tante piccole ondine". E spiegava: "Basta guardare ai focolai di questi giorni, come quello di Roma, per capire cosa intendo. Se la gente continuerà a comportarsi bene, se i sistemi sanitari controlleranno e faranno tamponi, eviteremo che le ondine diventino ondate".

Ma, se anche i casi di Covid-19 dovesso ricominciare a salire, "sarebbe altamente improbabile vivere un'esperienza paragonabile a quella di febbraio-aprile". A spiegarlo è il presidente del Cosiglio superiore di sanità (Css) e omponente del Comitato tecnico scientifico (Cts), Franco Locatelli, che spiegato come il possibile arrivo di una seconda ondata di minor entità sarebbe dovuto a diversi motivi: "la maggiore capacità di intercettare i positivi, l'organizzazione degli ospedali, le norme di comportamento, la disponibilità di mascherine grazie al lavoro del commissario Arcuri. Più di questo contro un virus respiratorio non si può fare".

A rassicurare circa un ritorno dei contagi in autunno è intervenuto anche il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, che in una nota scriveva: "Non credo che ci sarà una seconda ondata, ma diversi focolai, sparsi e diffusi sul territorio, come sta avvenendo a Mondragone e Palmi. Situazioni che possono essere controllate a patto però che siano sempre rispettate le misure essenziali per la riduzione del contagio da coronavirus". In ogni caso, specificava, l'attenzione va tenuta alta: "Ciò che abbiamo imparato con il Covid è stare sulla consapevolezza, non sulla paura. Avere un approccio consapevole significa rispettare le misure per la riduzione del contagio, avere cura della salute degli altri usando mascherine e distanza, oltre che il lavaggio delle mani. Potremmo anche chiamarla autogestione, purché non si abbassi la guardia".

Esiste, invece un "rischio concreto" di una seconda ondata di nuovo coronavirus secondo i medici della Gran Bretagna che, il giorno dopo l'annuncio dell'allentamento delle restrizioni in Inghilterra, hanno scritto una lettera: "Mentre la forma futura della pandemia nel Regno Unito è difficile da prevedere- si legge- le prove disponibili indicano che le riacutizzazioni locali sono sempre più probabili e una seconda ondata è un rischio reale". I 16 esperti firmatari del documento hanno sottolineato la priorità di "assicurare che il Paese sia adeguatamente preparato a contenere una seconda fase". Parere simile ha espresso anche il Consiglio scientifico che collabora con il governo francese, che considera "estremamente probabile" un aumento della circolazione del Covid-19.

Il Covid-19 come la Spagnola?

La Spagnola sembrava essere passata durante l'estate di 102 anni fa, ma in autunno tornò una nuova ondata di contagi, che provocò milioni di morti. A confrontare l'epidemia da nuovo coronavirus con l'influenza del 1918 è stato il vicedirettore delle iniziative strategiche dell'Organizzazione mondiale della salute, Ranieri Guerra. L'andamento dell'epidemia attuale "è previsto e prevedibile". La Spagnola, spiega Guerra, "ebbe un'evoluzione dello stesso tipo: andò giù in estate per riprendersi ferocemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti durante la seconda ondata". E, a detta del vicedirettore delle iniziative strategiche, questo "è quello che dobbiamo evitare" e che potrebbe succedere anche con la malattia causata dal Sars-CoV-2.

L'allarme arriva proprio a seguito dei nuovi focolai che si stanno sviluppando in diversi Paesi euripei, dopo l'allentamento della misure di sicurezza imposte durante il lockdown. L'aumento dei contagi nelle ultime settimane e la presenza di nuove zone a rischio ha portato nuovi dubbi sul futuro della pandemia e la paura di una seconda ondata si fa sempre più concreta, nonostante l'ipotesi di un fenomeno di minor entità.

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