Immigrati, lo sfogo di un poliziotto: "Salute e sicurezza? Niente filtri"

Dai rischi di contagio ai buchi nei controlli di sicurezza. Il poliziotto di frontiera Daniele Contucci racconta la sua esperienza coi migranti

Immigrati, lo sfogo di un poliziotto: "Salute e sicurezza? Niente filtri"

Mentre l'Europa prova a studiare nuove norme per mettere un freno all'emrgenza immigrazione, i nostri poliziotti continuano ad essere in prima linea sul fronte degli sbarchi. Uomini che in silenzio con la divisa addosso fanno un lavoro fondamentale per la nostra sicurezza. Ma qualcuno dopo anni vissuti tra gli immigrati si sfoga e denuncia i rischi che si corrono quando si ha davnti tutti i giorni il volto della disperazione. Daniele Contucci è uno dei poliziotti che per diverso tempo ha lavorato sul fronte dell'immigrazione. In un'intervista ad Affaritaliani racconta la sua esperienza: "La mia storia comincia quando facevo parte dell'U.R.I., l'unità specializzata di rapido intervento sull'immigrazione, dipendente dalla Direzione centrale di polizia di frontiera che coordina tutti gli uffici immigrazione in Italia e la missione Mare Nostrum ora Triton. Si tratta di un'unità creata dal prefetto Ronconi quando il ministro dell'Interno era Roberto Maroni per velocizzare le pratiche degli uffici immigrazione, poco prima dell'emergenza legata alla primavera araba e gli sbarchi dal Nordafrica, anche se gli arrivi di allora sono niente rispetto a quelli che ci sono adesso".

E ancora: "Venivamo impiegati in tutte le località italiane per emergenza immigrazione. Il nostro intervento è stato fondamentale per velocizzare le pratiche dei permessi di soggiorno che avevano un arretrato incredibile. Eravamo in una ventina, spesso impiegati al centro di accoglienza del Cara di Mineo, uno dei centri richiedenti asilo più grandi d'Europa. Facevamo "interviste" che duravano circa 20 minuti durante le quali ricostruivamo tutta la storia del migrante: generalità, stati attraversati e tutto il resto. Di fianco a noi c'era un interprete e veniva compilato un modello chiamato C3, che veniva poi inserito nel database e inviato alla commissione territoriale locale che dopo una serie di accertamenti decideva se concedere o meno l'asilo politico".

Poi arriva la denuncia: "Ho partecipato con altro personale allo sbarco di Augusta dello scorso giugno. Siamo stati un giorno e mezzo a trattare circa 1200 migranti, dei quali 66 con la scabbia e diversi con tubercolosi conclamata. Siamo entrati in contatto per 36 ore con queste persone senza l'equipaggiamento necessario. Nonostante i protocolli scandissero chiaramente i presidi da adottare per tutelare e preservare gli operatori dal contagio di agenti patologici infettivi quali scabbia, tubercolosi e altro, venivamo mandati allo sbaraglio con dei semplici guanti in lattice e mascherine monouso. Non ho nemmeno potuto vedere mio figlio appena nato fino al compimento del suo secondo mese di vita per evitare ogni possibile contagio. Finito tale periodo ogni incubazione si sarebbe conclamata, per cui solo allora e dopo essermi sottoposto ad analisi private ho potuto riabbracciare mio figlio. Una cosa che mi ha davvero creato una grande rabbia". Dopo questa esperienza l'agente ha deciso di denunciare i fatti: "Il 2 luglio ho convinto i colleghi a fare richiesta al direttore centrale per un controllo sanitario. Due giorni dopo il capo della Polizia Pansa emette una circolare dove si dice di sottoporre i colleghi a contatto con i flussi migratori a un test tubercolare, ribadendo in realtà due circolari esistenti del 2002 e del 2009, applicate da alcune questure ma non dalla Direzione centrale della Polizia di frontiera. Il 25 luglio poi il caso è diventato mediatico grazie alla Lega Nord e all'onorevole Molteni che ha presentato un'interrogazione parlamentare, alla quale il ministro Alfano non ha ancora risposto. Nel frattempo noi siamo stati fermati e demansionati. E' un momento difficile, per fortuna c'è il sostegno che mi ha dato la Lega che ha fatto esplodere mediaticamente il caso. Anche su Facebook tante persone mi seguono e mi sostengono".


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