Incontri ravvicinati Baltico: così un caccia russo sfida gli F-35 italiani

Incontri ravvicinati Baltico: così un caccia russo sfida gli F-35 italiani

Nell'ambito della missione di Air Policing della Nato, l'Aeronautica Militare si adopera ad inviare i propri velivoli nei Paesi Baltici per garantire la sicurezza dello spazio aereo dell'Alleanza Atlantica in quel settore particolarmente caldo. Recentemente l'AM ha inviato i nostri assetti di quinta generazione: una prima assoluta per la nostra aeronautica militare in quella regione dopo le missioni Northern Lightning I e II effettuate in Islanda. Era pertanto solo questione di tempo prima che i nostri F-35A venissero chiamati ad un decollo su allarme per intercettare velivoli russi che si avvicinano agli spazi aerei dei Paesi Baltici. Un primo incontro ravvicinato è avvenuto il 14 maggio. I cacciabombardieri, decollati dalla base di Amari in Estonia, hanno avuto un “testa a testa” con un Antonov An-12 in volo sul mare al largo della costa estone.

In quella occasione il comando aereo alleato della Nato aveva detto, in una nota, che “il Combined Air Operations Center di Uedem, in Germania, ha registrato una traccia non identificata nel Mar Baltico in volo dalla Russia continentale a Kaliningrad e ha ordinato un decollo su allarme degli F-35 per identificare quella traccia. L'aereo italiano della Nato si è avvicinato e ha identificato un aereo da trasporto russo An-12 e rappresenta la prima intercettazione di un F-35 sotto gli ordini della Nato nel Mar Baltico”.

Intorno al 7 giugno gli F-35 con le coccarde tricolori del 32esimo stormi di Amendola (Fg) presenti in Estonia sono stati chiamati ad eseguire una seconda intercettazione, ancora una volta per identificare un velivolo russo che si è rivelato un secondo An-12. Questa volta i nostri cacciabombardieri, durante la normale procedura di identificazione, sono stati tallonati da almeno un caccia russo che si è frapposto tra gli F-35 ed il turboelica. In un video diffuso recentemente sui social si può infatti notare come un Su-30SM si inserisca tra l'Antonov e i caccia italiani per “mantenerli a debita distanza”, il tutto, comunque, sebbene poco ortodosso rispetto alle regole internazionali di ingaggio, è stato eseguito nella massima sicurezza e soprattutto con la massima professionalità da parte dei nostri piloti.

La missione di Air Policing dell'Aeronautica Militare, chiamata “Baltic Eagle II”, non è la prima che la nostra Arma Azzurra effettua in quella regione.

Precedentemente i nostri Typhoon sono stati presenti sulla base di Zokniai/Šiauliai in Lituania. La task force Baltic Thunder italiana vedeva la presenza di quattro caccia prelevati, a rotazione, dal Quarto Stormo di Grosseto, dal 36esimo di Gioia del Colle e dal 37esimo di Trapani. I velivoli italiani operanti nella missione di Air Policing baltica sono inseriti integralmente nel dispositivo tattico dell’Alleanza Atlantica, hanno assicurato l’attività di Quick Reaction Alert (Qra) 24 ore su 24 coadiuvati dai velivoli tedeschi presenti proprio ad Amari, che lasceranno la base estone in questi giorni insieme ai nostri Typhoon.

La prima volta in assoluto, con la missione “Frontiera Baltica”, è stata nel 2015 quando il primo gennaio quattro Typhoon affiancati da tecnici e specialisti (in tutto circa 100 militari), con il contributo di altri reparti dell’Am ed interforze, sono stati rischierati sempre sulla base lituana. La missione terminò il 27 agosto dello stesso anno con al suo attivo numerosi decolli su allarme effettuati dai nostri piloti per intercettare velivoli russi di vario tipo (dai caccia agli aerei di trasporto e pattugliamento) che si erano avvicinati allo spazio aereo delle Repubbliche Baltiche.

I nostri Typhoon sono tornati nel Baltico successivamente nel 2018, con la missione “Baltic Eagle” cominciata il 10 gennaio, questa volta dislocati sulla base estone. Sono stati sempre quattro i velivoli coinvolti, provenienti dal 36esimo e dal Quarto Stormo. La missione terminò il 3 maggio.

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