"In Italia più morti di tutti". Draghi inchioda i giallorossi

Nel Recovery Plan spunta la premessa al vetriolo di Draghi che abbatte la favola del "modello italiano" nella lotta al virus

"In Italia più morti di tutti". Così Draghi inchioda l'era giallorossa

La pandemia “ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei”. Il prodotto interno lordo “si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte ad un calo nell’Unione Europea del 6,2". L’Italia è stata colpita “più duramente dalla crisi sanitaria”. E soprattutto ad oggi ci sono “quasi 120mila decessi dovuti al Covid-19, che rendono l’Italia il Paese che ha subito la maggiore perdita di vite nell’Ue”. Sette righe, vere, semplici, banali. Ma che in un solo paragrafo abbattono un anno di propaganda sul “modello italiano” nella lotta al virus. E guardate che la notizia non è tanto, o non solo, cosa sia stato scritto. Ma chi l’ha fatto, e soprattutto dove. Le parole che avete letto, infatti, sono contenute nella premessa al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per i profani il Recovery Plan, a pagina 2 nell’incipit di tutto il malloppo da 350 pagine. E a redigere la bocciatura è addirittura il premier Mario Draghi. Una firma che pesa.

Ora, non sappiamo se il presidente del Consiglio abbia pensato o meno agli effetti che avrebbero prodotto quelle poche righe. In fondo ha solo scritto la verità, certificata da dati inoppugnabili. È vero infatti che l’Italia esce dalla pandemia economicamente azzoppata, anche per colpa di scelte discutibili nell’investimento delle risorse in deficit finanziate in questo ultimo anno (avete presente i banchi a rotelle?). Ed è altrettanto corretto affermare che i decessi nel Belpaese siano più alti che altrove (non si tratta certo di un record di cui andare fieri). La stranezza forse sta tutta nel fatto che l’analisi sia ben più dura, per dire, di quella contenuta nel dossier dell’Oms in cui i “somarelli” di Francesco Zambon bollavano come “caotica e creativa” la risposta italiana al coronavirus. Ma soprattutto che a certificare il disastro nella gestione pandemica di Giuseppe Conte sia un governo che conserva nella sua compagine il ministro politicamente responsabile di quanto fatto in quei mesi: Roberto Speranza.

Che il breve testo del Pnrr sia una bocciatura del sedicente “modello italiano” lo si capisce facendo un confronto tra questa premessa, firmata da Draghi, e quella redatta a gennaio 2021 dall’allora premier Conte. L’avvocato del popolo, oltre a rilanciare la mezza bugia dell’Italia “colpita per prima in Europa” (focolai erano già esplosi in Francia e Germania), parlò infatti di “strategia del contenimento” che produsse “sacrifici personali, sociali ed economici” per “evitare danni ancora peggiori”. Precisò che “il costo economico” delle restrizioni era “necessario”. E sottolineò le “ingenti risorse” stanziate dall’esecutivo “per sostenere redditi e occupazione, tutelare le persone più vulnerabili, rafforzare la sanità pubblica e garantire un costante flusso di liquidità”. Un sontuoso proclama di auto-promozione che Draghi ha liquidato in sette, semplici righe: siamo stati colpiti più di altri, abbiamo avuto più morti, il nostro sistema sanitario non ha retto. Alla faccia del “modello italiano”.

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