L'Antidroga tra i banchi? Una sconfitta per la scuola

L'Antidroga tra i banchi? Una sconfitta per la scuola

Ritengo criminali coloro che non vogliono vaccinare i propri figli, ma pensare di sottoporre tutti gli studenti del Veneto ai test antidroga, è un'idea sconclusionata. Tra l'altro, perché quelli del Veneto e non del resto d'Italia? Perché è la risposta - chi ha quest'idea, è l'assessora regionale all'istruzione della Regione Veneto. Certo, sarà implicita l'ambizione dell'amministratrice Donazzan di essere un'avanguardia nazionale, tuttavia darebbe prova di buon senso lasciare che le sue parole non abbiano seguito. Un buon senso di cui ha dato invece prova il coordinatore regionale della rete degli studenti Medi, Tommaso Biancuzzi, dicendo: «La scuola è un luogo educativo, culturale, che c'entrano i cani e i test antidroga?». E la questione è proprio questa: non è la proibizione esercitata con il controllo di polizia che spiega a un ragazzo il danno che può arrecare l'assunzione di sostanze stupefacenti. E quello stesso significato repressivo lo ha un certificato in cui si attesta che lo studente non è un drogato. Una cosa è la vaccinazione (col suo bel certificato) che difende il soggetto e chi gli sta intorno dalla malattia, altra cosa è un test antidroga. Cosa accadrebbe se per ipotesi lo studente risultasse positivo, lo si manderebbe in una casa di cura, impedendogli di andare a scuola? Cioè, gli si impedirebbe di frequentare proprio quel luogo in cui imparare a capire il danno che possono arrecare gli stupefacenti. L'assessora giustamente sostiene che «lo studio dovrebbe richiedere lucidità e padronanza delle proprie capacità percettive e cognitive», ma per raggiungere questa condizione ottimale c'è bisogno di un grande impegno a incominciare dalla famiglia e poi dalla scuola. Il disordine famigliare, la scarsa attenzione educativa da parte dei genitori, una scuola con insegnanti poco motivati per la loro scadente condizione economica e apprezzamento sociale sono i veri responsabili della perdita della voglia di studiare da parte degli studenti e, talvolta, del loro sprofondare nell'illusorio mondo delle droghe. Ma fare anche di tutta un'erba un fascio è indice di una svogliata assenza di impegno culturale dell'educatore: ovvio che è meglio non far uso di hashish e marijuana, ma paragonarli all'eroina, alla cocaina, alle innumerevoli pasticche che ottundono il cervello è come dire che un quartino di vino a pasto equivale a un quartino di whisky a stomaco vuoto. La scuola educhi alla verità, a comprendere le differenze che il nichilismo moderno, autentica malattia spirituale del nostro tempo, tende ad annullare. Allora si educheranno i giovani ad essere responsabili di se stessi... o, almeno, ci si sarà provato con la dovuta dedizione e onestà intellettuale.

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