"L'avvocato online? Occhio alla qualità del servizio"

Il secondment è una prassi professionale che sta prendendo sempre più piede nel mondo delle professioni legali ha anche una declinazione sul web. Cosa ne pensano gli addetti ai lavori

Il mondo delle professioni legali fa i conti con l'evoluzione del mercato del lavoro che in questi ultimi anni sta di fatto cambiando volto. L'introduzione di portali che permettono di ottenre una consultazione last minute potrebbe portare a nuovi e grossi cambiamenti nella categoria. Il secondment è una prassi professionale che arriva dal mondo anglosassone e che è arrivata anche negli Stati Uniti. Come vi abbiamo ricordato uno dei servizi che ha reinterpretato questa sinergia che mette in contatto aziende e studi legali eè il servizio Amazon che offre alle imprese un'assistenza legale per la tutela del prodotto e del brand con un portfolio di diversi studi le cui tariffe sono facilmente consultabili dallo stesso portale e-commerce. Tutte queste novità giocoforza potrebbero avere anche conseguenze con il mondo delle professioni legali che anche in Italia da tempo si muovono sui canali web. La Rete è popolata da diversi siti, blog, pagine social che sono diventate dei veri e propri sportelli legali a portata di clic. E l'offerta online su questo fronte è sempre più frammentata e settorializzata. Da una parte ci sono studi specializzati in ricorsi ad esempio per i precari della scuola, dall'altro ad esempio gli sutdi che puntano molto sui ricorsi per multe e sanzioni e sui diritti dei pensionati. Contatti, mail e anche costi già dichiarati per l'assistenza per ogni tipo di esigenza legale. Una prassi che però, senza il contatto fisico con uno studio e soprattutto senza un rapporto fiduciario, può dare a volte esiti inaspettati.

E di questo "nuovo corso" delle professioni legali ne abbiamo parlato con l'avvocato Celeste Collovati dello studio Dirittissimo che da anni opera sul web per occuparsi dei diritti dei pensionati con ricorsi anche alla Corte Europea come nel caso del blocco delle rivalutazioni: "Parto dal presupposto che non possiamo equiparare un’attività intellettuale con un servizio commerciale. Certo è che in un mondo dove i cambiamenti economici e tecnologici sono all’ordine del giorno sicuramente l’idea dell’avvocato on demand può avere i suoi vantaggi, ovvero maggior flessibilità nella prestazione professionale, rapporto cliente - avvocato più easy, maggior reperibilità del professionista che è a stretto contatto col cliente. Il rischio tuttavia è che anzitutto si vada a minare la qualità della prestazione intellettuale e si renda la nostra professione forense alla stregua di un servizio di “supermercato del diritto” in cui gli avvocati siano sotto scacco di un like o di un recensione positiva di un cliente, per avere i quali arriverebbero a ridurre in maniera smisurata il loro onorario a discapito della qualità del lavoro". Il dibattito nella categoria è aperto e noi continueremo a raccontarlo.

Commenti

Tommaso_ve

Gio, 17/10/2019 - 08:20

Vi chiedo questo: paghereste un idraulico che non vi aggiusta il rubinetto, o un tassista che non vi porta dove vorreste? Ecco, con l'avvocato funziona così. E deve cambiare. Tecnicamente questo si chiama rischio d'azienda.

LP

Gio, 17/10/2019 - 09:09

Ben vengano i rating pubblici di avvocati e notai.