Cristiani aggrediti: "I musulmani ci considerano inferiori". Ed è polemica

Sul caso dei copti aggrediti a Torino scoppia la polemica. La deputata di Fratelli d'Italia Augusta Montaruli chiede alla Lamorgese di riferire in Parlamento. Tuona la Lega: "Periferie in mano agli estremisti"

Cristiani aggrediti a Torino: "I musulmani ci considerano inferiori". Ed è polemica

Sherif e Nabil Azer, i due fratelli copti presi a calci e pugni lunedì scorso perché fumavano e indossavano croci nel periodo del Ramadan, non sono gli unici ad essere stati redarguiti per non aver rispettato la legge islamica a Barriera di Milano, quartiere multietnico di Torino. "La settimana scorsa a Porta Palazzo un mio caro amico è stato preso a parolacce perché stava bevendo acqua in strada. - rivela una delle vittime del gruppo di musulmani radicali al Giornale - Gli hanno gridato ‘Ramadan, haram’, per ricordargli che non si può bere acqua durante il giorno nel mese del digiuno". Anche il fratello Nabil, qualche giorno fa, è finito di nuovo sotto tiro per la stessa ragione.

"Un ragazzo, forse tunisino, fuori dallo stesso bar, gli ha detto che la legge islamica vieta di fumare durante il Ramadan e lui stavolta per evitare problemi ha dovuto abbassare la testa e adeguarsi. Vi assicuro – va avanti Sherif – che se io domani uscissi a mangiare un panino in quella stessa zona non ne uscirei vivo". Il motivo, ci spiega al telefono l’imprenditore di origine egiziana, è semplice: "Pretendono di applicare la sharia perché ci considerano inferiori e vogliono dominarci". Nei giorni scorsi Sherif ha denunciato tutto ai carabinieri. Le indagini puntano ad identificare gli autori dell’aggressione, anche grazie alle telecamere di sicurezza installate nella zona.

Intanto l’egiziano, trapiantato da oltre quarant’anni in Italia e conosciuto tra i connazionali per il suo impegno contro l’estremismo, è stato sommerso dai messaggi di solidarietà: "Ci sono diversi avvocati che si sono offerti volontari per difenderci in un eventuale processo e moltissime persone che ci hanno fatto sentire la propria vicinanza". L’assessore alle Politiche Sociali del Piemonte, Maurizio Marrone, ha annunciato che incontrerà Sherif e suo fratello in regione. "L'episodio che ha visto protagonisti Sherif e Nabil Azer è preoccupante perché ci dà il polso di quanto le nostre città stiano diventando territori franchi per integralisti islamici che non hanno alcuna intenzione di integrarsi", ha commentato il politico, esponente di Fratelli d’Italia.

"Il fatto che ora anche in Europa e a Torino si inizino a vedere replicate dinamiche inquietanti – avverte Marrone - dovrebbe preoccupare tutte le istituzioni. Contro gli integralisti islamici servono pugno duro e rimpatri, non il buonismo che troppo spesso ha contraddistinto le amministrazioni comunali al governo di Torino". E il caso è destinato ad approdare anche in Parlamento. La collega di partito Augusta Montaruli, infatti, ha annunciato che presenterà un’interrogazione al ministro dell’Interno "per chiedere conto di questa aggressione gravissima". La deputata chiederà alla Lamorgese di riferire sulle "misure poste in essere per contrastare fenomeni di questo tipo".

"Questo non è il primo episodio del genere e non è ammissibile che in Italia non sia rispettata la libertà religiosa", denunciano anche i deputati leghisti Alessandro Benvenuto ed Elena Maccanti, entrambi originari di Torino. Isabella Tovaglieri, europarlamentare dello stesso partito parla di "aggressione inaccettabile". Quello che è accaduto nel capoluogo piemontese, denuncia, "non può e non deve lasciarci indifferenti" ed è "l’ennesimo risultato di miopi e fallimentari politiche dell'immigrazione senza limiti tanto cara all'Ue". "Mentre Bruxelles finanzia campagne discutibili per promuovere il velo, - attacca - le nostre periferie sono sempre più nelle mani di estremisti e fondamentalisti".

"Quanto accaduto è la dimostrazione di un sistema fallimentare di mancata integrazione, dove si creano dei veri e propri quartieri ghetto, dove addirittura qualcuno pensa di potersi arrogare il diritto di decidere chi deve sottostare e a quali regole", le fa eco il collega Alessandro Panza. Ad intervenire è stato anche l’assessore piemontese alla Sicurezza, Fabrizio Ricca: "Non è accettabile che qualcuno pensi di poter andare in giro a imporre con la violenza o l'intimidazione il proprio credo religioso, è necessario vigilare contro questo modo di intendere la fede".

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