L'estate degli scandali al sole: perché impazza l'esibizionismo

L'estate degli scandali al sole: perché impazza l'esibizionismo

Quello dell'esibizione sessuale è ormai uno dei mercati stagionali in crescita stabile ed esponenziale. Sostenuto, per giunta, da propizi fattori ambientali, oggettivi: il caldo spinge a togliersi i vestiti, e anche a fare sesso. Ma perché in pubblico? Cosa sta cambiando nella testa, forse anche nei sensi delle persone?

Il piacere di mostrarsi è sempre esistito, così come da sempre c'è stato, a trattenerlo, il senso del pudore. Che non è affatto nato da repressioni più o meno recenti, ma è innato nell'essere umano. È famoso l'incidente capitato al sociologo Norbert Elias, cantore della società delle buone maniere, che mostrò un'immagine di un folto gruppo di uomini e donne nudi insieme, come esempio di uno stadio selvaggio, precedente alla civilizzazione. Fu clamorosamente smentito dall'allora giovane antropologo Hans Peter Duerr che dimostrò come si trattasse semplicemente della piscina di una casa di tolleranza.

L'esibizione ha sempre avuto i suoi ambiti ristretti, e fino a non molto tempo fa, anche protetti. Chi amava mostrarsi aveva i suoi fan, i famosi «guardoni». Erano piccoli popoli che si gratificavano a vicenda, in relativo segreto (fino a poco fa elemento costitutivo dell'Eros). Ora il piacere del segreto condiviso è stato spazzato via dalla pulsione opposta: il complesso della star. Mostrarsi e piacere al più gran numero di persone possibile. Una bulimia, desiderio divorante e compulsivo di sguardi altrui, non poi così lontano da ciò che ti impedisce di gustarti con l'attenzione del buongustaio il piatto ben preparato, per precipitarti subito a spedirlo via rete al maggior numero di persone.

Il fatto che ora le esibizioni sessuali vengano apprezzate, accompagnate da battimani, filmate, e subito proposte per diventare più o meno virali, dimostra che anche questa pratica particolare, finora più o meno ristretta, è stata adottata da tutti gli altri consumi di massa, per ora con un certo entusiasmo. Ha accettato così con piacere di smettere di essere una stravaganza di pochi, magari un po' folli, per diventare consumo, riproduzione seriale, incontrollabile notorietà. Perché, però, ha tanto successo?

Ricordiamo di sfuggita che in questa pratiche (una volta dette «perversioni» ora diventate «parafilie»), l'amore è lontano. È sostituito da altre eccitazioni, che non hanno a vedere con il cuore, ma con i sensi. E l'attuale tipo di società dei consumi di massa poggia sempre meno sui sensi di vicinanza, il tatto, l'olfatto, il gusto, e sempre più su quelli di lontananza: soprattutto la vista. Il consumo di immagini sessuali prende così sempre di più il posto del fare l'amore. Guardare, e mostrarsi sostituisce l'amarsi.

Si sa già da tempo che il consumo di pornografia via internet è oggi la pratica sessuale più

diffusa. Se qualcuno te la mostra mentre sei in vaporetto il successo è assicurato. Non devi neppure impugnare il tablet: è lì, dal vivo. Non sei neppure un utente di siti porno, sei un turista per bene. E applaudi felice.

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