Via libera al primo suicidio assistito in Italia

Prima la sentenza choc, ora il primo ok a un tetraplegico. Per il Comitato etico ci sono le quattro condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale

Via libera al primo suicidio assistito in Italia

È arrivato il primo via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia. A dare l’ok è stato il Comitato etico dell’azienda sanitaria di riferimento, la Asur Marche, dopo che sono state verificate le quattro condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale in una sentenza choc del settembre 2019. Ci sarebbero quindi le condizioni necessarie per approvare l’utilizzo del farmaco letale.

Le 4 condizioni necessarie

Secondo il Comitato etico, infatti, ci sono tutti i requisiti richiesti: il soggetto è tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali; è affetto da una patologia irreversibile; la sua patologia è fonte di sofferenze intollerabili; è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Dopo 10 anni di immobilità a seguito di un incidente stradale Mario, nome di fantasia, potrà fare ricorso al suicidio assistito. Il paziente, 43enne marchigiano, camionista di Pesaro diventato tetraplegico dopo un grave incidente, aveva fatto richiesta da più di un anno all'azienda ospedaliera delle Marche che fossero verificate le sue condizioni di salute per poter accedere a un farmaco letale per porre fine alla sua vita. Questa possibilità è stata aperta dalla Consulta con la sentenza sul caso di Dj Fabo. Adesso l'uomo ha ottenuto il via libera dal Comitato Etico, dopo una lunga battaglia nella quale è stato affiancato dall'associazione Coscioni.

"Mi sento più leggero"

Dopo essere venuto a conoscenza del parere del Comitato, Mario ha commentato: "Mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni". In seguito al rifiuto dell'Azienda Sanitaria Unica Regionale Marche, l’Asur, una prima e una seconda decisione definitiva del Tribunale di Ancona, due diffide legali all'Asur Marche, il 43enne è infine riuscito a ottenere il parere del Comitato etico, che a seguito di verifica delle sue condizioni fisiche e mentali tramite un team di medici specialisti nominati dall'Asur, ha confermato che Mario possiede tutti i requisiti necessari per l'accesso legale al suicidio assistito.

L'avvocato Filomena Gallo, segretaria dell'associazione Coscioni e codifensiore di Mario, ha così commentato: "Il comitato etico ha esaminato la relazione dei medici che nelle scorse settimane hanno attestato la presenza delle 4 condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale nella sentenza Capato-Dj Fabo, ovvero Mario è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; è affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili; è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; e che non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda. È molto grave che ci sia voluto tanto tempo, ma finalmente per la prima volta in Italia un Comitato etico ha confermato per una persona malata, l'esistenza delle condizioni per il suicidio assistito".

Il legale ha poi aggiunto che adesso, su indicazione di Mario si procederà alla risposta all'Asur Marche e al Comitato etico, per la parte che riguarda le modalità di attuazione della scelta di Mario, in modo che la sentenza Costituzionale e la decisione del Tribunale di Ancona vengano rispettate. “Forniremo, in collaborazione con un esperto, il dettaglio delle modalità di autosomministrazione del farmaco idoneo per Mario, in base alle sue condizioni. La sentenza della Corte costituzionale pone in capo alla struttura pubblica del servizio sanitario nazionale il solo compito di verifica di tali modalità previo parere del comitato etico territorialmente competente" ha reso noto l’avvocato.

Il primo caso in Italia

Anche Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, ha tenuto a dire che "dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha a tutti gli effetti legalizzato il suicidio assistito, nessun malato ha finora potuto beneficiarne, in quanto il Servizio Sanitario Nazionale si nasconde dietro l'assenza di una legge che definisca le procedure. Mario sta comunque andando avanti grazie ai tribunali, rendendo così evidente lo scaricabarile in atto. Dopo aver smosso l'Azienda Sanitaria locale che si rifiutava di avviare l'iter, ora è stata la volta del Comitato Etico”. Adesso mancherebbe la definizione del processo di somministrazione del farmaco eutanasico. Cappato ha voluto sottolineare che il lungo percorso è stato anche causato dalla paralisi del Parlamento “che ancora dopo tre anni dalla richiesta della Corte costituzionale non riesce a votare nemmeno una legge che definisca le procedure di applicazione della sentenza della Corte stessa. Il risultato di questo scaricabarile istituzionale è che persone come Mario sono costrette a sostenere persino un calvario giudiziario, in aggiunta a quello fisico e psicologico dovuto dalla propria condizione”.

Il 43enne morirà a casa sua

Cappato ha infine chiesto l’intervento del popolo italiano con un referendum che depenalizza parzialmente il reato di omicidio del consenziente. L’Associazione Coscioni è stata sempre accanto al 43enne, per il quale ha raccolto e depositato 1 milione 240mila firme per il referendum sull’eutanasia. Mario potrà ora scegliere quando morire e potrà farlo nella sua casa. Qualora dovesse cambiare idea, anche all’ultimo momento, sarà liberissimo di farlo. Sarà infatti lui stesso, attraverso l’uso del dito mignolo della mano destra, ad autosomministrarsi il farmaco letale, senza l’intervento di nessun medico. Nell’agosto del 2020 Mario era riuscito ad avere l’ok dalla Svizzera per poter morire là, dove il suicidio assistito è consentito. Aveva però deciso di aspettare e di seguire invece la procedura indicata dalla sentenza della Corte Costituzionale, ovvero la verifica dei 4 requisiti necessari per ricorrere alla dolce morte.

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