L'ultima intervista ad Amedeo di Savoia

Intervistato dall'Adnkronos in vista del 2 giugno, pochi giorni prima di morire il principe Amedeo ha raccontato la festa della Repubblica dal suo punto di vista di erede monarchico

L'ultima intervista ad Amedeo di Savoia

Oggi, 1 giugno, è morto Amedeo Savoia-Aosta. Aveva 77 anni e si è spento all'ospedale San Donato di Arezzo a seguito di un arresto cardiaco. Si trovava ricoverato da alcuni giorni per un'operazione ma il suo cuore non ha retto. Solo pochi giorni fa, sabato 29 maggio, l'Adnkronos (qui l'audio) aveva raggiunto il principe telefonicamente per un'intervista in occasione della festa della Repubblica, che si celebrerà domani, 2 giugno.

Il giornalista ha chiesto al principe quale fosse il suo personalissimo modo di vivere la festa della Repubblica, una domanda certamente interessante se posta a uno degli eredi della famiglia reale italiana. "Non fu una cosa molto chiara, in famiglia se ne parlò con una certa critica, anche perché non era molto chiaro che fosse andato tutto esattamente come le regole prevedevano. E questo è quanto", ha risposto il principe Amedeo con estrema cortesia. Di "non chiaro", dal suo punto di vista e da quello della sua famiglia, c'era il risultato del referendum del 1946 con il quale gli italiani scelsero di diventare una repubblica. E infatti, lo stesso principe ha chiarito questo passaggio nel corso dell'intervista: "A un certo momento, non furono molto chiari e si parlò addirittura di truffa, c'è chi parlò di truffa".

Un dubbio che quindi è rimasto insito nella famiglia, nonostante alla fine lo scarto nei voti, come per stessa ammissione del principe Amedeo, fu molto ampio, circa 2milioni di differenza su un totale di 23milioni di schede valide scrutinate. "Sì, su questo io non discuto. Solo che credo che comunque non è stato molto chiaro tutto. Il referendum è avvenuto in un modo molto anticipato, rispetto anche a quello che desiderava fare il Re", ha ribattuto il principe Amedeo al giornalista che lo stava intervistando. L'erede della casa sabauda ha ricordato che sempre il 2 giugno, ma del 1953, si trovava a Londra per assistere alla cerimonia di incoronazione della regina Elisabetta II. Aveva solo 10 anni ma fu mandato come rappresentante della Casa.

Per lui, il concetto di monarchia non era così vintage come qualcuno sostiene, anzi, "in fondo è aperta a tutti, come principio di gestione di un Paese, sia la repubblica che l'eventuale monarchia. Credo invece che, in un certo senso, la Repubblica è un collante soprattutto per gruppi di persone che vogliono in tutte le maniere una separazione dal Paese: per esempio, quelli che vorrebbero essere nuovi Stati, come in Spagna con il caso della Catalogna". Inoltre, Amedeo di Savoia era un fervente sostenitore della monarchia come sistema democratico, "se la si prende per come vuole e deve essere".

All'Adnkronos, quindi, il principe Amedeo dichiarava che per lui il 2 giugno non era un giorno di lutto: "No, no. Anche se c'è sempre una grande propaganda nei giorni immediatamente precedenti ai festeggiamenti della Repubblica, in cui si dice che è una cosa che è avvenuta in modo estremamente democratico e lì ci sono delle esagerazioni". Quest'anno, però, il suo 2 giugno sarebbe stato diverso rispetto agli altri anni: "Credo che starò ancora in ospedale, perché ho avuto qualche guaio a un polmone e a un rene. Ora mi scuso, non sono in condizioni eccellenti... Spero, quando tornerò in forma, di risentirci presto".

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