Marcia inserita, freno a mano? I dubbi sull'incidente all'asilo

L'auto piombata sulla scuola all'Aquila. La donna: "Distrutti, ho provato a fermare l'auto con le mani". Il figlio maggiore trovato al posto di guida. Attesa la perizia sulle cause della tragedia

Marcia inserita, freno a mano? I dubbi sull'incidente all'asilo

Freno di stazionamento inserito o no? Soprattutto, le chiavi della Volkswagen Passat piombata nel giardino dell'asilo di Pile, in provincia de L'Aquila, uccidendo un bimbo di 4 anni, erano infilate nel cruscotto così da sbloccare il freno a mano? In attesa della superperizia disposta dalla Procura aquilana, gli inquirenti provano a ricostruire la dinamica della tragedia che mercoledì pomeriggio si è abbattuta sui piccoli intenti a giocare alla materna Primo Maggio.

Sotto accusa una 38enne di origini bulgare, madre di due gemelline di 5 anni, che a bordo della station wagon di un amico era andata a prenderle dopo pranzo per riportarle a casa. Secondo quanto raccontato alla squadra mobile, sarebbe accaduto tutto in una manciata di minuti. Due al massimo, il tempo di scendere dal mezzo con a bordo l'altro figlio di 12 anni, percorrere pochi metri, dal parcheggio all'ingresso della struttura, e vedersi sfrecciare l'auto a motore spento e in folle contro la recinzione che separa il parco giochi dall'ingresso principale.
«Ho lasciato mio figlio in auto - mette a verbale la donna - sono sicura di aver lasciato la macchina in pianura e di avere inserito la marcia, poi a un certo punto sono andata a prendere le mie figlie, sotto. Dopo due minuti ho visto la macchina passare, ho provata a fermarla ma non ci sono riuscita».

Il mezzo investe il piccolo Tommaso D'Agostino, 4 anni, che muore poco dopo in ospedale durante il tentativo disperato dei medici di salvargli la vita, e ferisce altri cinque bambini fra i 4 e i 5 anni. Uno ricoverato al Bambino Gesù, prima in terapia intensiva poi in Chirurgia per un trauma toracico, due bimbe di 4 anni al policlinico Gemelli di Roma per varie lesioni non gravi, altri due in osservazione a L'Aquila.

Il nodo è questo: la donna non ricorda se oltre alla marcia aveva inserito anche il freno «a mano», un sistema frenante che su questo modello di auto è completamente elettronico. Per azionarlo, una volta fermata la macchina, c'è un pulsante: si spinge il pedale dei freni e si attiva spingendolo in su. Per toglierlo bisogna rimetterlo in giù ma solo a quadro acceso, ovvero con le chiavi inserite. Ma la donna non ricorda se lo aveva messo o no. Su una cosa è certa: l'auto non è stata lasciata in folle, ma con la marcia innestata. L'ipotesi più agghiacciante è che il ragazzino di 12 anni abbia inavvertitamente o per gioco disinserito il cambio, permettendo al mezzo di muoversi verso l'asilo. Una volta in movimento, avrebbe cercato di arrestarlo. Ma è impossibile frenare o inserire il freno d'emergenza senza quadro acceso. Sarebbe anche la spiegazione del perché il 12enne si trovava al volante.

La perizia, affidata a Cristiano Ruggeri, dovrà anche stabilire se ci sia stata un'anomalia, un guasto, alla centralina che comanda elettronicamente il freno di stazionamento. Ipotesi che potrebbe scagionare la mamma da un'eventuale accusa di omicidio colposo. La Procura non avrebbe disposto il fermo della donna, tanto meno ipotizzato l'accusa di omicidio stradale, reato che prevede, d'altro canto, comportamenti alla guida sconsiderati e pericolosi.

In attesa di provvedimenti giudiziari, si parla di mancato controllo del minore, lasciato solo in auto nonostante l'età. «Mio figlio durante la corsa ha cercato di uscire dalla macchina sbattendo la testa. Siamo distrutti dal dolore, non ci diamo pace. Questa tragedia ci segnerà per tutta la vita» le parole della mamma. «Aspettiamo i risultati dei vari esami - dice il suo legale, l'avvocato Francesco Valentini - Bisogna riflettere sul fatto che la macchina si sia spostata dopo alcuni minuti e che abbia finito la sua corsa rompendo la recinzione che non era ancorata al muretto, ma a terra».

Commenti