Medici No Vax e complottismo: "Come nascono le teorie..."

Secondo il sociologo Marino D'Amore "la comunicazione confusa e contraddittoria degli enti preposti" sarebbe tra le cause che si celano dietro alle teorie contro la campagna vaccinale

Medici No Vax e complottismo: "Come nascono le teorie..."

I medici no vax e la loro opposizione al decreto Covid che ha introdotto l’obbligo della vaccinazione per il personale sanitario è un aspetto che, per la sua delicatezza, in queste ultime settimane sta echeggiando non poco nella cassa di risonanza mediatica. Crescono le adesioni agli appositi gruppi social nati per trovare e consigliare escamotage all’obbligo della somministrazione del siero senza incorrere a sanzioni che però all’interno del decreto parlano chiaro. Il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il primo aprile scorso stabilisce che “in caso di accertata mancata vaccinazione, per gli operatori sanitari si prevede la sospensione dall’esercizio della professione fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021”.

I gruppi social che stanno proliferando in questi giorni hanno anche un altro fine, ovvero quello di organizzare una manifestazione contro l’obbligo alla vaccinazione il prossimo 21 aprile in piazza Montecitorio. I medici no vax rappresentano una spaccatura all’interno del mondo scientifico che, seppur di piccole dimensioni, non può essere di certo sottovalutata. Se poi si aggiunge il fatto che a dar loro man forte sono i movimenti formati da comuni cittadini, il fenomeno assume un rilievo che ha un peso non indifferente. E i movimenti crescono ovunque come i funghi.

Cosa sta alimentando in quest’ultimo periodo le teorie complottistiche già presenti in tante fasce della nostra società? A spiegarlo su IlGiornale.it è Marino D’Amore, sociologo, esperto della comunicazione e docente all’Università Niccolò Cusano, secondo il quale tutto si ricollega alla vicenda AstraZeneca che “ha manifestato i connotati di una comunicazione confusa e, al contempo, allarmante secondo due fasi: la prima – ci dice il professore - nei momenti iniziali della vaccinazione, incerta e contraddittoria soprattutto nella decisione delle soglie anagrafiche di somministrazione. La seconda, ancora macchiata dalla precedente, assolutamente delegittimante rispetto alle istituzioni sanitarie coinvolte. Una delegittimazione nata dalla ipervisibilità mediatico-giornalistica dei decessi per gli eventi trombotici, la cui forza statistica emerge, tuttora, non tanto nei numeri relativi quanto nel mancato confronto pubblico, con quelli degli altri vaccini”.

Aspetto questo che secondo il professore D’Amore neutralizza l'autorevolezza, la credibilità delle stesse istituzioni preposte a questo tipo di controllo come l'EMA, “il cui indirizzo comunicativo appare ancora claudicante nel negare e poi paventare la possibilità di un nesso causale tra vaccino e decessi”. Secondo Marino D’Amore l'unione di questi elementi, delinea una diversa natura di AstraZeneca che “da soluzione si trasforma in un nuovo potenziale pericolo nell'interpretazione e nella percezione dell'opinione pubblica, creando allarme sociale con tutte le conseguenze che ne derivano”. Il discorso per il sociologo diventa simile per le vicende che riguardano Johnson & Johnson: “Simile - ci dice - per struttura e finalità, che in molto meno tempo, ha manifestato le medesime criticità”.

Ieri sera la notizia diffusa da Adnkronos in merito allo stop di AstraZeneca sui militari e per le Forze dell’ordine “fino a nuova disposizione”. Si tratta di una comunicazione interna che l’Adnkronos ha avuto modo di visionare. Nel documento si legge che le “dosi attualmente non utilizzate dovranno essere conservate e somministrate esclusivamente come seconda dose”. Per Marino D’Amore “una simile congiuntura di eventi, attraverso il suo racconto, alimenta tutte quelle correnti no-vax che nel primo momento della pandemia si erano tacitate, quasi accettando la resa e il superamento di una convinzione radicata in cambio di una soluzione concreta del problema”. Ora il loro fuoco polemico divampa insieme a quello complottista, mai neutralizzato completamente, che, da rumore di fondo, assurge alla ribalta di un protagonismo apparentemente giustificato dagli eventi. “Infopandemia, allarme sociale - dice D’Amore- delegittimazione medico-istituzionale, complottismo e negazionismo sono tutte componenti di uno stesso processo che si autoalimenta”.