Melegatti: storia di un fallimento, il lievito mantenuto in vita da due dipendenti

La storia della Melegatti, tra debiti, tempi d'oro, aste e fallimenti. E la nuova produzione grazie all'impasto centenario mantenuto in vita da due caporeparto del laboratorio d'impasto.

La storia del Pandoro Melegatti comincia 124 anni fa. E da due anni la storica azienda è lì, in bilico sul filo, che rischia di chiudere, ma che per la forza e la tenacia degli umani non chiude. Molti hanno definito la storia dell’azienda come un miracolo, ma la Melegatti rappresenta invece la triste verità che un’azienda come questa, che ai tempi d'oro fatturava settanta milioni di euro all'anno, di questi tempi possa entrare in crisi rischiando di chiudere.

Due volte ha rischiato di lasciarci per sempre. E due volte l’ha spuntata. L’anno scorso con la campagna sui social #noisiamomelegatti. Una campagna che invitava a comprare un Pandoro Melegatti per Natale. Nel giro di pochi giorni le vendite si impennarono. E la Melegatti si salvò. E L’ha spuntata pure quest’anno. Con il coraggio degli umani. Con il lievito messo da parte da due capireparto del laboratorio d’impasto. Loro, Matteo Peraro e Davide Stupazzoni, hanno preso e turnandosi di notte hanno mantenuto vivo l’impasto brevettato da Domenico Melegatti nel 1894 che non solo dà il gusto, ma che contiene l’essenza del Pandoro, la forma, quello che consente al Pandoro di reggersi.

Un lievito centenario che rimane tutto l’anno in una cella a temperatura costante. E che va rinfrescato con le giuste dose di acqua e farina. Ecco, da martedì, quel lievito viene di nuovo usato, perché la storica azienda è tornata a sfornare pandori, stavolta però sotto la nuova gestione della famiglia Spezzapria, che giunta alla quinta generazione imprenditoriale, ha anche interessi nella filiera del packaging alimentare con la Eriplast Spa e la Fucine Film Spa.

Ed era il 14 ottobre 1894 quando Domenico Melegatti ricevette il Certificato di Privativa Industriale dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d’Italia per aver inventato il nome, la forma e la ricetta del Pandoro. Leggenda familiare vuole che un garzone, di fronte alla prima fetta del nuovo dolce illuminata da un raggio di sole disse: “l’è proprio un pan de oro!”. Da qui il nome Pandoro. E da lì gli anni furono veramente d’oro.

Fondata a Verona in un'antica pasticceria, aveva sede in corso Porta Borsari, 21. Poi quando Melegatti nel 1914 morì, tutto passò nelle mani di una nipote, Irma Barbieri, sposata con Virgilio Turco stretto collaboratore di Melegatti. Da lì è tutta una storia di discendenti. L’azienda passa di mano in mano. Cresce sempre più e dopo la fine sella seconda Guerra Mondiale, diventa una società a responsabilità limitata. Ai tempi d’oro la Melegatti, fatturava circa settanta milioni di euro prima di venire travolta dai debiti. Nel 1983 viene inaugurato un nuovo stabilimento a San Giovanni Lupatoto di Verona. Ma poi.

Poi nel 2016 la crisi. La forte concorrenza con la Bauli, e quello stabilimento, su un'area di 21 mila metri quadri, mai entrato in funzione a San Martino Buon Albergo, vicino Verona, costato all'azienda oltre dieci milioni di euro, per la produzione di croissant. Ma nonostante questo, nel 2017 la Melegatti, non riuscendo più a far fronte ai pagamenti di dipendenti e fornitori, chiude i due stabilimenti. I dipendenti il 4 ottobre 2017, dopo alcuni giorni di sciopero, manifestano davanti al municipio di San Giovanni Lupatoto. Michele Turco, figlio di Giuseppe Turco, riprende il controllo della società.

Ed è novembre dell'anno scorso, l'azienda grazie a un fondo maltese di sei milioni di euro riprende la produzione e i lavoratori, 90 fissi e 200 stagionali finalmente vengono pagati. La campagna social poi, porta a un netto incremento delle vendite. Ma il 12 dicembre la proprietà ferma la produzione e mette i dipendenti in cassa integrazione. Dopo pochi giorni scioglie la cassa integrazione data l'alta domanda e si torna al lavoro.

Ma è il 29 maggio 2018 quando il tribunale di Verona dichiara il fallimento. La Melegatti è al capolinea, impossibile reggere: se prima fatturava settanta milioni di euro all'anno, ora di debiti ne ha circa 50 milioni. Il 28 settembre l'azienda viene aggiudicata per 13,5 milioni di euro, alla famiglia vicentina Spezzapria; quasi cinque milioni in meno rispetto ai 18 della prima asta andata deserta dove vi era anche l’obbligo di garantire l’occupazione ai dipendenti. A ottobre, dopo una lunga giornata di trattative, viene siglato l'accordo sindacale.

E infatti: è il 21 novembre 2018, e in vista del Natale, lo storico stabilimento veronese riapre con 35 dipendenti assunti da subito. Il prossimo capitolo l'hanno scritto i due capireparto che hanno salvato l'impasto e lo scriveranno i prossimi pandori sulle nostre tavole a Natale.

Commenti

Divoll

Sab, 24/11/2018 - 17:38

Compriamo Melegatti, questo Natale, sosteniamo l'antica azienda ITALIANA, mentre e' ancora italiana.