Meloni, scalata da libro. Due saggi la raccontano

n Italia si pubblicano libri sull'ultimo politico peone e persino sue biografie, eppure fino ad oggi nessuno aveva pensato di scrivere un libro su Giorgia Meloni.

Meloni, scalata da libro. Due saggi la raccontano

In Italia si pubblicano libri sull'ultimo politico peone e persino sue biografie, eppure fino ad oggi nessuno aveva pensato di scrivere un libro su Giorgia Meloni.

Lo hanno fatto invece ora, quasi contemporaneamente, prima l'uno poi l'altro, due giovani, giornalista uno, editore, saggista e organizzatore culturale l'altro: Francesco Boezi (Fenomeno Meloni: Viaggio nella «Generazione Atreju», Gondolin, 17 euro) e Francesco Giubilei (Giorgia Meloni la rivoluzione dei conservatori, Giubilei Regnani, 13 euro). Quello di Boezi è al tempo stesso un lavoro storico, sia pur di storia recentissima, e una raccolta di fonti, visto che larga parte della documentazione proviene da interviste ai principali dirigenti di Fratelli d'Italia e ad alcuni intellettuali e studiosi vicini alle tematiche della formazione politica di Giorgia Meloni - e non solo italiani, preziosissima è l'intervista al filosofo polacco Ryzard Legutko.

Il libro di Giubilei è invece più attento alla dimensione della cultura politica e in qualche passo fa emergere un ritratto di Meloni e di Fratelli d'Italia meno come prosecuzione di una generazione cresciuta in Alleanza nazionale e più come un esperimento, in una certa misura inedito, di creazione di un nuovo partito conservatore. È chiaro che sono veri entrambi gli aspetti, come si vede dalla parte biografica di tutti e due i volumi. Emerge il «farsi» di una leadership, in un periodo che va dal berlusconismo trionfante del 2004, quando Meloni è eletta presidente dell'organizzazione giovanile di An, a oggi. E si vede che la formazione del capo è sempre un processo: il leader deve possedere doti naturali di partenza, in qualche modo innate, ma poi la capacità di guida si forma con lo studio e con la perseveranza e, soprattutto, si adegua alle diverse fasi. L'altro elemento è che la leadership richiede scelte difficili e persino azzardate: la creazione di Fratelli d'Italia nel 2012 sembrava una operazione da suicidio politico e così pure la decisione di restare all'opposizione nel governo Conte I. Entrambe si sono rivelate però assai lungimiranti.

Terzo elemento: la leadership richiede sofferenza. La Meloni giovanissima ministro sembra aver goduto una vita facile: ma, a parte che anche quel risultato fu il frutto di sforzo, dopo i fasti da ministro sono venuti gli anni della sofferenza. Una sofferenza voluta dalla stessa Meloni, beninteso, in nome della coerenza delle idee. Coerenza e idee sono alla fine forse le caratteristiche che definiscono Fratelli d'Italia rispetto ad altri partiti della galassia sovranista, non solo italiana. Idee che, come mostra Boezi, affondano sì nel comunitarismo della tradizione missina e post missina, ma che in realtà si sono ben allargate fino ad accogliere il vario conservatorismo italiano, un tema su cui si sofferma in particolare Giubilei. È la difesa della identità da un punto di vista culturale che, secondo quest'ultimo in particolare, distingue Fratelli d'Italia dalla Lega, un partito «post ideologico», come scrive giustamente Giubilei. E, infatti, a nostro avviso, più che sovranista, la proposta di Fratelli d'Italia andrebbe chiamata conservatrice, del resto non è un caso che Meloni sia anche presidente dei conservatori europei.

Insomma, qual è il segreto di Giorgia Meloni? Dai libri di Boezi e di Giubilei si comprende bene: tenacia, passione, coerenza, adesione salda a un sistema di valori. In un'epoca di leadership fragili e mutevoli, un giorno apparentemente potentissime e domani già cadute nella polvere, spesso portate dal vento della cronaca più che della storia (pensiamo alla rapida parabola di un Renzi), Meloni offre un modello felicemente classico. Anche se utilizza tutte le tecniche di comunicazione iper moderne, basta assistere a un suo comizio di piazza per vedere in azione una retorica che affonda nei decenni se non nei secoli e che Meloni ha assorbito dalla militanza praticata per lunghi anni. È un esempio di quanto la tecnocrazia non sia destinata a sopraffare la politica, se questa sa offrire capi migliori della bassa media che ci tocca vedere. E questo lo hanno compreso anche gli italiani. Si smetta quindi di catalogare di estrema destra o addirittura fascisti quel 16% che, secondo i sondaggi, sarebbe pronto a votare Fratelli d'Italia. L'offerta per gli italiani che non vogliono morire a sinistra, o soffocati dalla tecno burocrazia o dal solito secolare trasformismo, ora esiste.

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