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Memento Morandi

Memento Morandi

Mi chiama Luca Zevi, architetto di grande esperienza, e mi dice cose semplici e sagge. È veramente necessario demolire ciò che resta del Ponte Morandi? Lo spettacolo dei due tronconi di quello che fu una delle più importanti infrastrutture del dopoguerra, è una storia che non va cancellata. La sua concezione realizza lo spirito avveniristico del futurismo e documenta anche una stagione di esaltazione del progresso, di contrapposizione tra tradizione e modernità. Dall'abbattimento del ponte uscirebbero due errori: la cancellazione di un episodio storicamente rilevante e la ricostruzione del nuovo ponte nello stesso luogo. Le operazioni di abbattimento sarebbero laboriose e piene di incognite. Potrebbe risultare necessario anche lo smaltimento dell'amianto, creando ulteriori disagi. Senza alcun intervento, se non il consolidamento dei tronconi, si otterrebbe il risultato di conservare la testimonianza di una grande opera di ingegneria di cui eloquentemente parlano le rovine, senza provocare inconvenienti e condizioni di precarietà agli abitanti. E, soprattutto, definire un nuovo e più ragionevole percorso per la viabilità, sostituendo l'attraversamento prepotente con una tangenziale più ragionevole e più rispettosa della città, così come i tempi chiedono. L'impresa avveniristica di Morandi non è ripetibile, e presentava errori di calcolo non emendabili nella proiezione di un tempo lungo. Resta l'idea, forte, innovativa, che non va cancellata con un'insensata, inutile, fastidiosa demolizione.

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