Le metamorfosi del Covid

A volte c'è da chiedersi perché continui ad infuriare la polemica tra le forze politiche sul green pass

Le metamorfosi del Covid

A volte c'è da chiedersi perché continui ad infuriare la polemica tra le forze politiche sul green pass, visto che devi proprio mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi per non renderti conto come i numeri dimostrino che l'unico strumento per fronteggiare la pandemia è il vaccino (sempre che qualcuno non pensi davvero di combattere il virus con gli anti-parassitari, come la senatrice leghista Roberta Ferrero). Ancora meno ragioni sono alla base della disputa che il segretario del Pd Enrico Letta continua a rilanciare ogni giorno su provvedimenti come il ddl Zan o lo «ius soli»: non per nulla lo stesso ex-leader dell'Ulivo Romano Prodi gli ha tirato le orecchie, richiamandolo ad affrontare temi «più sociali».

Al di là della legittimità di questi argomenti, che nessuno mette in dubbio, queste tematiche dimostrano come il dibattito politico sia lontano dall'interrogativo, per alcuni aspetti drammatico, che caratterizzerà il nostro tempo d'ora in avanti: com'è cambiato il mondo con il Covid? La politica, purtroppo, su questo tema è afona: preferisce cullarsi in scontri ideologici su questioni che esulano dalle sue competenze, come vaccini, terapie, mettendo in campo una schiera di virologi improvvisati; o tirare in ballo argomenti che tenevano banco prima del Covid (appunto ddl Zan o ius soli). Non presta, invece, per nulla attenzione alle conseguenze, ai profondi mutamenti, alle metamorfosi che il virus ha provocato e provocherà nella società.

Ad esempio, l'Istat ieri ha registrato un aumento di 338mila occupati nell'ultimo trimestre (più 1,5% rispetto al trimestre precedente), due terzi dei quali però sono contratti a termine: questo significa che l'atmosfera di insicurezza determinata dal Covid probabilmente ha dato l'ultimo colpo mortale al sogno di tutti gli italiani, cioè il posto fisso. Ancora: ieri il ministro Cingolani ha annunciato che le bollette elettriche aumenteranno del 40% (già tra luglio e settembre la luce era aumentata del 20%), un modo per rammentare a chi ha liquidato con sufficienza le sue proposte sul nucleare «pulito» il costo dell'energia nel mondo post-Covid. Del resto «il collasso economico» determinato dalla pandemia ha fatto salire alle stelle il costo delle materie prime: il petrolio è passato dai 37 dollari a barile di un anno fa, ai 70 dollari attuali; l'alluminio oggi è quotato 2.995 dollari a tonnellata, un anno fa costava 1.477 dollari. Altro esempio, riguarda le difficoltà che il virus ha scaricato sul traffico delle merci: noleggiare oggi una nave portacontainer medio-grande costa 200mila dollari al giorno, in tre mesi ci copri l'acquisto di 68 Ferrari.

Questi meccanismi rimetteranno in moto l'inflazione, che colpirà il potere d'acquisto dei salari e senza politiche adeguate creerà aree di nuova povertà. Cambieranno, vuoi o non vuoi, il mondo del lavoro, le politiche sull'energia, elementi che avranno un impatto sui meccanismi sociali e sui costumi. Intanto, però, la politica blatera, guardando con gli occhi del passato un futuro per lei ignoto: non conosce le varianti - del resto non è affar suo - ma neppure le metamorfosi che il virus potrà provocare nella società.

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