Ecco il modello "a groviera": tutti i buchi della pandemia

Il modello a formaggio svizzero descrive perfettamente la realtà pandemica di tutto il mondo: tra protezione e buchi, ecco come ci si può proteggere al meglio dall'avanzata del virus

Più ci proteggiamo, meglio è: il concetto dovrebbe essere ormai chiaro a tutti nella quotidiana lotta alla pandemia. Ultimamente, nei vari dibattiti su come sconfiggere il coronavirus, gli esperti hanno fatto riferimento ad un modello molto particolare per difendersi dal Covid-19.

Come funziona il modello

Il modello in questione si rifà nientemeno che al formaggio ed in modo particolare alla groviera, maggiormente conosciuta con il nome di formaggio svizzero, quello con i buchi. Cosa c'entra con la pandemia? C'entra eccome, e la metafora è calzante in modo perfetto: più strati di protezione, immaginati come fette di formaggio, bloccano la diffusione del nuovo coronavirus Sars-Cov-2. Nessuno strato è perfetto, ognuno ha dei buchi e quando i fori si allineano il rischio di infezione aumenta. Ma la combinazione di diversi livelli quali distanziamento sociale, maschere, lavaggio delle mani, test e tracciamento, ventilazione degli ambienti e ulteriori restrizioni decise dai governi mondiali, riduce significativamente il rischio complessivo. La vaccinazione aggiungerà un ulteriore strato protettivo e, speriamo, che sia quello definitivo.

"Barriera che frena il virus". Questo modello è nato nel 1990 grazie ad uno psicologo cognitivo inglese di nome James T. Reason, ed è maggiormente utilizzato nell'analisi e nella gestione del rischio tra cui sicurezza aerea, ingegneria, sanità, organizzazioni di servizi di emergenza e come principio alla base della sicurezza a più livelli. "Ben presto hai creato una barriera impenetrabile e puoi davvero spegnere la trasmissione del virus ma richiede tutte queste cose, non solo una di quelle cose", ha affermato al New York Times la dott.ssa Julie Gerberding, esperta americana di malattie infettive, ex direttrice dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie e amministratore dell'Agenzia per le sostanze tossiche e il registro delle malattie. "Fino a quando i vaccini non saranno ampiamente disponibili e somministrati - ha concluso - avremo bisogno di continuare le maschere e altre misure di buon senso per proteggere noi stessi e gli altri".

Responsabilità personali e condivise

Come si può osservare dall'immagine allegata nel pezzo, la teoria del formaggio con i buchi risidegnata per l'occasione da Ian M. Mackay, virologo presso l'Università del Queensland, in Australia, e tradotta in più di 20 lingue, si divide essenzialmente in due parti: responsabilità personali e responsabilità condivise. Della prima parte, quindi il primo "muro" per fermare il virus, fanno parte la distanza fisica (specificando di stare a casa se si è ammalati), le mascherine, l'igiene delle mani, coprire bene naso e bocca quando si starnutisce e, se ci si trova in un luogo affollato, rimanerci per il minor tempo possibile. Le responsabilità condivise, invece, riguardano la collettività nel suo insieme: ventilare gli ambienti quando si è in presenza di più persone (casa, ufficio ed esercizi commerciali), controllare periodicamente i filtri dell'aria e, soprattutto, ciò che riguarda le decisioni dei governi in materia di quarantene ed isolamento per i contagiati Covid, tracciamento e supporto finanziario ed, a breve, la vaccinazione. Il primo ed il secondo strato, se funzionano, bloccano l'avanzata della pandemia.

I "buchi" delle mascherine. "Il vero potere di questa infografica è che non si tratta in realtà di un singolo livello di protezione o dell'ordine di essi, ma del successo aggiuntivo dell'utilizzo di più strati o fette di formaggio. Ogni fetta ha buchi o difetti e questi buchi possono cambiare in numero, dimensione e posizione, a seconda di come ci comportiamo in risposta ad ogni intervento", affera Mackay, che riporta l'esempio delle mascherine, che sarà in grado di riddure il rischio di infettarsi ma sarà meno efficace se non aderisce bene al volto, se viene indossata sotto il naso, se non è filtrata, se non viene smaltita correttamente o se non viene lavata o cambiata dopo averla toccata. Ognuno di questi esempi è il classico buco nella fetta di formaggio. E si tratta soltanto uno strato: immaginate di sommare tutte le problematiche per ogni "fetta" ed i buchi diventano enormi, voragini. Ecco perché bisogna utilizzare più strati, per essere protetti in maniera più efficace e limitare al minimo i rischi.

"Teoria che riflette la realtà"

"La teoria dei buchi riflette la realtà: dobbiamo riuscire ad avere sia dispositivi che metodologie di separazione individuale perché hanno un ruolo molto importante", afferma il virologo Massimo Clementi, Direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell' Ospedale San Raffaele di Milano, intervistato in esclusiva per ilgiornale.it. Come il suo collega australiano, rimarca l'importanza delle mascherine e dello scetticismo all'inizio della pandemia. "Ricordiamoci che all'inizio c'erano tanti dubbi sulle mascherine: la Capua diceva che la mascherina non la metteva, l'Oms stesso affermava che le mascherine non funzionavano...poi ci si è convinti che funzionano sia perché riducono quello che respiriamo, sia perché impediscono ad un eventuale virus presente nelle nostre via aeree di uscire. La teoria dei buchi si allinea perfettamente perché siamo distanziati ed al tempo stesso con la mascherina, che è un'ulteriore barriera per limitare l'infezione", afferma Clementi.

L'importanza degli anticorpi monoclonali. Distanziamento e mascherine, però, da sole non possono bastare per miliardi di persone. Per accelerare la fine della pandemia sono necessari altri interventi ancora più efficaci. "Mi aspetterei l'Ema si dia una mossa con gli anticorpi monoclonali, un ulteriore strato di formaggio", ci dice il virologo, spiegando i meccanismi che riescono a fermare l'avanzata del Covid ma anche della prevenzione. "È un farmaco che blocca il virus che si sta replicando ma anche uno strumento di profilassi passiva: dopo un mese abbiamo gli stessi anticorpi che si generano con la vaccinazione, saremmo protetti".

Come funziona negli Stati Uniti. "I miei colleghi americani mi dicono che arrivano pazienti con tampone positivo e leggeri sintomi: gli fanno un'infusione di anticorpi monoclonali e li rimandono a casa. Dopodiché, gli si viene detto di farsi rivedere soltanto in caso di necessità. Ebbene, dopo 3-4 settimane nessuno è tornato in ospedale. Quindi funzionano". Lo scoglio più grosso da superare, però, riguarda i costi che si aggirano intorno alle 1.100 euro. "Ma quanto costa una degenza ospedaliera? 8-900 euro al giorno in un reparto normale, in terapia intensiva si deve moltiplicare per otto-dieci volte. Mi aspetto tutte le fette di formaggio che bloccano il virus ma, sul trattamento dei pazienti, bisogna avere le armi, i farmaci sono necessari", incalza Clementi.

I "buchi" italiani dove passa il virus

Per la verità, se il nostro Paese era stato premiato, in una prima fase, per come si era comportato nei confronti della pandemia, lo stesso non si può dire adesso per quanto riguarda la medicina territoriale, carente ed insufficiente. Il governo ha avuto tutta l'estate per predisporre le Usca che, specie al Centro-Sud, sono limitatissime. "I buchi da noi? Se alcune persone stanno male e non possono stare in casa, le strutture non ospedaliere come i 'Covid hotel' sono molto utili. Deve esserci un argine che freni la tracimazione dell'epidemia, se tanti pazienti arrivano in ospedale è finita. E poi, c'è il problema del trattamento a domicilio dei pazienti, serve una medicina territoriale che affronti questo problema. Le Usca? Sono insufficienti", ci dice il virologo.

"Se naufraghiamo è finita". Da rosso ad arancione, da arancione a giallo: quando la popolazione vede diminuire le restrizioni, la soglia di pericolo psicologica si abbassa, creando non pochi problemi. "L'altro aspetto è quello degli assembramenti, è inequivoco e non può essere tollerato, altrimenti a gennaio torneremo nelle stesse condizioni in cui eravamo prima. Mi sono dichiarato d'accordo con qualche provvedimento restrittivo, se chiuderanno durante i giorni festivi sarà un provvedimento opportuno". La metafora del mare è più che azzeccata, in un momento in cui la maggior parte degli italiani e del mondo sta aspettando il "miracolo" da parte dei vaccini. "Dobbiamo guardare al momento in cui inizia la vaccinazione, è quello il nostro faro: stiamo navigando sul mare di notte e vediamo un faro, dobbiamo andare in quella direzione ma dobbiamo arrivarci vivi, se nel frattempo naufraghiamo è finita".

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