Il nipote di Kim Rossi Stuart in carcere. La Cedu condanna l'Italia

Un risarcimento di poco più di 36mila euro ma, soprattutto, la condanna della Cedu all'Italia: così è finito il caso del nipote di Kim Rossi Stuart

Il nipote di Kim Rossi Stuart finisce in carcere. La Cedu condanna l'Italia

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per come ha gestito il caso di Giacomo Seydou Sy. Il nome non è noto ma il ragazzo è il nipote dell'attore Kim Rossi Stuart, famoso soprattutto per aver recitato in Fantaghirò. La sentenza della Cedu ha una valenza più simbolica che economica. Giacomo Seydou Sy è stato arrestato nel 2017 per stalking e resistenza a pubblico ufficiale.

Il giovane, nato nel 1994, è un ragazzone di un metro e novanta appassionato di pugilato. Questo ha convinto le autorità a ritenerlo un individuo socialmente pericoloso. "Non farebbe male a nessuno, è un buono", l'ha sempre difeso sua madre Loretta Rossi Stuart. Il giovane soffre di turbe della personalità e bipolarismo, patologie certificate e dimostrabili. I magistrati, quindi, hanno disposto per lui il trasferimento in una Rems, ossia una struttura sanitaria destinata agli autori di reato affetti da disturbi mentali.

Ma in quelle strutture "non c'era posto e così dopo quattro mesi trascorsi a Regina Coeli è stato liberato", spiega ancora sua madre a la Repubblica. Nelle Rems le liste d'attesa sono particolarmente lunghe a causa dei pochi posti disponibili. I problemi di Giacomo sono diversi, come ha spiegato sua madre a il Tempo, sottolineando che l'esplosione del quadro psicotico è stata "preceduta da un periodo di uso di sostanze stupefacenti". Dopo i 4 mesi a Regina Coeli, il ragazzo è stato accompagnato da sua madre in una comunità nel tentativo di iniziare un percorso di recupero ma quella non era una struttura adatta a lui, anche perché le misure di sicurezza di quel luogo si sono dimostrate non adeguate.

Giacomo, quindi, è riuscito a scappare dopo poco tempo ma è stato nuovamente fermato dalla polizia per un furto di 65 euro. Per quell'episodio è stato condannato a una pena di 1 anno di reclusione e, nonostante due giudici avessero stabilito che per lui sarebbe stato necessario l'internamento in una Rems, ancora una volta non c'erani posti disponibili. Per questo motivo Giacomo Seydou Sy è stato recluso un anno a Rebibbia.

Nell'aprile 2020 è arrivata le sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che ha imposto l'immediata scarcerazione del ragazzo, che ora si trova nella Rems "Castore" di Subiaco. La Cedu ha stabilito per lui un risarcimento di 36.400 euro, ravvisando numerose violazioni da parte dell'Italia, perché "non si può tenere una persona in carcere senza titolo, se il suo stato di salute è incompatibile con la detenzione e se ha bisogno di cure". La soddisfazione c'è ma è parziale per la madre del ragazzo, perché sebbene sia stato concesso "un risarcimento lieve che certo non risolverà i problemi di Giacomo, è comunque un segnale importantissimo che dà un senso a tutta questa lunga battaglia che abbiamo combattuto".

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